Monsieur le medievaliste

Un anno fa ci lasciava Jacques Le Goff

Ultimo epigono della grande scuola degli Annales che parte da Bloch e Febvre passando per Braudel il grande medievista fu anche un grande divulgatore

PARIGI – Un anno fa moriva a 90 anni lo storico francese Jacques Le Goff. Uno dei padri del medievismo europeo, dalle cattedre dellaEcole des hautes etude en sciences sociales di Parigi e dalla direzione della rivista gli“Annales” ha fortemente innovato la storiografia ma è riuscito, nello stesso tempo ad essere un grande divulgatore. Professore di grande impatto nel rapporto con i suoi studenti, sciorinava cultura senza far pesare il suo sapere. Aveva un motto: “La storia è memoria” e spiegava: “Una memoria che gli storici si sforzano, attraverso lo studio dei documenti, di rendere oggettiva, la più veritiera possibile: ma è pur sempre memoria. Non proporre ai giovani una conoscenza della storia che risalga ai periodi essenziali e lontani del passato, significa fare di questi giovani degli orfani del passato, e privarli dei mezzi per pensare correttamente il nostro mondo e per potervi agire bene”. Per questo Le Goff, grande intellettuale, vuole e riesce ad essere anche un grande divulgatore.

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La lunga produzione di Le Goff è inserita in quel filone culturale che nasce da Marc Bloch e Lucien Febvre e che trova in Fernand Braudel uno dei massimi rappresentanti: “Sono un suo discepolo – diceva ma indipendente, amo la sua teoria della lunga durata”. L’autore di “Gli intellettuali nel Medioevo” è dunque l’ultimo esponente di quella corrente di pensiero che ha di fatto rivoluzionato il modo di fare storiografia. L’innovazione consiste nell’inglobare nella ricerca storica altre scienze sociali e il tentativo di pervenire a una storia il più possibile ‘globale’, contrapponendo alla storia come racconto di avvenimenti (événementielle) una storia concepita essenzialmente come proposta di problemi.

Si deve proprio a Le Goff la fine del “mito” di un Medioevo età oscura, buco nero nell’avanzare progressivo della civiltà ed egli ci rimanda invece l’immagine di un’epoca che dura “dal II, II secolo fino alla rivoluzione industriale in campo economico e alla rivoluzione francese in campo politico”. Non a caso oggetto dei suoi studi, per quanto riferiti al Medioevo, sono figure ancora oggi importanti nella società contemporanea: l’intellettuale, il banchiere, il commerciante e soprattutto l’uomo nel suo vivere quotidiano. Non a caso alcuni dei suoi libri più importanti sono “gli intellettuali del Medioevo”,  “L’uomo del Medioevo” e il più recente “Lo sterco del diavolo. Il denaro nel Medioevo”.

Il “quotidiano”, l'”immaginario collettivo”, il “meraviglioso”, l'”altro Medioevo” o il “Medioevo lungo”, sono le formule predilette di Le Goff, quelle che portano gli studi storici all’attenzione del grande pubblico, della stampa, dei non specialisti.

Fu anche, a suo modo, uomo di cinema tanto da partecipare con tutta la sua curiosità per ogni espressione della cultura alla trasposizione cinematografica de “Il nome della Rosa” di Umberto Eco.

L’altra grande passione della sua vita fu la moglie Anka morta nel 2004 dopo oltre 40 anni di vita in comune e alla quale ha dedicato un libro di grande intensità “Con Anka” nel quale ricostruisce questo tratto di vita comune con la sua compagna e che il grande storico trasforma in un affresco sull’Europa contemporanea. Come ha scritto lo stesso Le Goff: “Vorrei mostrare come i sentimenti e la vita quotidiana di una famiglia si articolano con l’ambiente e la storia che hanno vissuto – vita privata e vita collettiva, in un momento in cui si profila un’Europa più unita”.

Lo storico, dunque, viene fuori dall’uomo Le Goff in ogni momento. Come scriveva Marc Bloch: “Il buon storico somiglia all’orco della fiaba. Là dove fiuta carne umana, là egli sa che si trova la sua preda”. E Le Goff sapeva sempre dove era la sua preda.

Andrea Di Nicola (repubblica.it)

 

Aveva 90 anni

La notizia annunciata da Le Monde. Era uno dei più grandi studiosi del Medioevo

“Faut-il vraiment découper l’Histoire en tranche?”. Bisogna davvero tagliare la storia in blocchi? In questa domanda dell’ultimo, ahimé, aureo libretto di Jacques Le Goff, scomparso oggi a novant’anni dopo una lunga malattia, è racchiuso l’insegnamento di uno dei massimi storici della storiografia del Novecento europeo.

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La storia in movimento

Medioevista ben conscio della propria specializzazione ma capace di spaziare nei campi (e nelle epoche) più diversi, fedele al metodo della scuola delle Annales, di cui fu tra i principali animatori assieme a Fernand Braudel, Lucien Febvre, Georges Duby ( l’autore del meraviglioso “Guglielmo il maresciallo”, Einaudi), con cui condivideva una eccezionale capacità divulgativa. Autore sin dagli anni Cinquanta di libri fondamentali e innovativi, come “Mercanti e banchieri nel Medioevo” (1956), “Gli intellettuali nel Medioevo” (1957), Le Goff era convinto assertore di una storia in movimento: i secoli bui non sono mai esistiti, semmai ci sono state innovazioni nel Medioevo che hanno irradiato il Rinascimento e l’Illuminismo e aspetti lenti, negativi, oscuri della storia che hanno attraversato la lunga età di mezzo fino alla modernità: come spiegare altrimenti i roghi delle streghe che illuminano il Cinquecento e il Seicento, secoli di scoperte scientifiche e di razionalità?

Una visione laica

Accanto all’analisi dei documenti classici, letterari, Le Goff fu tra i primi a dedicarsi allo studio delle mentalità e questa intuizione generò testi fondamentali come «La nascita del Purgatorio» (1981). Autore di una biografia di Francesco d’Assisi, una delle figure centrali del suo amato Medioevo, Le Goff ebbe sempre una visione laica della vita e degli studi e si impegnò per esempio contro i legacci della «storia scritta per legge». Il negazionismo non si combatte con i decreti ma con la ricerca. Una delle costanti nell’attività di Le Goff, accanto alla laicità della ricerca, fu il convinto europeismo. Nel 1993 venne incaricato da cinque editori europei di dirigere una collana, «Fare l’Europa», che in Italia fu pubblicata da Laterza. Le Goff rintracciava i caratteri distintivi dell’Europa sin dall’età neolitica ed era convinto che le basi di quel che oggi si chiama cultura europea furono poste già nell’alto Medioevo dall’incontro della cultura greco-latina con le nuove civilizzazioni barbare. Tratto distintivo dell’Europa, secondo lo storico francese è la nazione e la molteplicità delle lingue. Non bisogna confondere questa vocazione alla molteplicità con l’insorgere di rigurgiti sciovinisti che ben conosciamo.

Dino Messina (corriere.it)

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