Gabriel Metsu

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GENTE COMUNE

La “verità della strada” di Gabriel Metsu

 

Vi sarà certamente capitato di imbattervi nella locuzione pittura fiamminga. Per dovere di sintesi, si tratta convenzionalmente di una svolta artistica che ha come scenario le Fiandre (Bruges, Gand e Anversa) tra il 1400 ed il 1500. Accanto al Rinascimento toscano resta un argomento centrale della storia dell’arte; in seguito all’intensificazione di scambi commerciali e propositi di modernità, la pittura si apre ad un vero processo di rinnovamento. I colori e i materiali dell’artista (più lucidi e capaci di definire ogni minima sfumatura) raccolgono soluzioni del tutto rivoluzionarie; pennelli, miscele oleose e combinazioni chimiche permettono gesti più articolati ed efficaci. La ricerca della luce e del realismo rappresentativo spingono verso un’attenzione quasi maniacale per i particolari. A differenza della pittura toscana, quella fiamminga vuole “invitare” l’osservatore a illudersi di potersi calare nel realismo dell’opera, come se ne facesse parte. Nel 1568 i Paesi Bassi vissero la fase più delicata della propria storia.

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Le Sette Province (corrispondenti a quello che definiamo, appunto, Paesi Bassi) che avevano firmato il trattato dell’Unione di Utrecht si opposero alle angherie di Filippo II di Spagna dando vita alla Guerra degli Ottant’anni. Le sorti del conflitto indussero molti a scappare da sud a nord occupando centri come Amsterdam, allora un modesto porto ai confini dell’Europa che contava. Alla migrazione si unirono anche portoghesi, spagnoli (soprattutto ebrei) ed Ugonotti dalla Francia, fuggiti dai loro paesi d’origine perché perseguitati religiosi. I centri del nord si popolarono velocemente, approfittando di ogni favore dei centri cittadini. L’energia poteva essere prodotta a costi contenuti per l’abbondanza di materie prime e l’azione dei numerosi mulini a vento; il commercio del legname e la proverbiale abilità olandese nel fabbricare imbarcazioni e strutture complesse diedero vita a strumenti navali ideali per un commercio sempre più fiorente ed articolato. In breve, il 1600 fu celebrato come il Secolo d’oro olandese. Il commercio crescente e la conseguente politica espansionistica crearono le premesse per una nuova società florida ed ambiziosa. Il denaro ed il successo erano la nuova chiave di volta per l’affermazione sociale, prendendo le distanze da una nobiltà tale solo per diritto di nascita. La ricchezza dei mercanti era il perno su cui tutti i destini ruotavano. I soldi garantivano qualunque ambizione. L’essere, poi, una sorta di terra di ospitalità per rifugiati religiosi sembrò garantire un clima di tolleranza e di convivenza civile dove cultura e scienza potevano stabilire nuovi traguardi della ricerca. Crescevano le università, i fermenti artistici, gli scambi culturali. In questo clima di irrefrenabile sviluppo la pittura poteva celebrare i migliori talenti della sensibilità olandese. Anche se la presenza di una cultura per lo più calvinista induceva ad una certa sobrietà, i motivi d’ispirazione e di espressione non mancavano. Il fatto che la società, nella rincorsa verso il benessere, si articolasse in una gamma ben assortita di classi sociali e varietà professionali, offriva spunti continui. I pittori olandesi, raccolta la lezione del caravaggismo e del naturalismo, manifestarono una sensibilità del tutto personale nella rappresentazione del reale. Nature morte, paesaggi e espressioni della quotidianità più elementare costituirono un nucleo esclusivo dell’arte olandese, la prima in grado di emanciparsi dal mecenatismo “cattolico” e di dare vita al collezionismo. Tra i generi che fecero le fortune dei pittori olandesi è fondamentale la riproduzione di scene di interni. Sono ritratti di case, angoli e luoghi di lavoro in cui le figure umane possono convivere o essere immortalate in gruppo. Le opere hanno spesso piccoli formati e indugiano sulla riproduzione di minimi particolari e di allusioni emotive.
Dopo questa doverosa premessa viene l’aspetto più curioso. Oggi l’artista olandese più celebrato di quell’epoca è certamente Jan Vermeer (Delft, 1632-1675). Ma va detto che questo eccezionale pittore risulta una scoperta relativamente recente. Solo nella seconda metà dell’Ottocento, grazie al critico Théophile Thoré-Burger e a Marcel Proust, Vermeer uscì da un anonimato quasi assoluto e fu riproposto come un talento elegante e geniale. Affascinava quel suo modo prodigioso di immortalare scene di interni dove tutto pareva magicamente sospeso, in un clima di attesa, costruito con inimitabile maestria. La sorte è stata davvero benevola con Vermeer anche quando, nella nostra epoca, Tracy Chevalier ha riportato in auge l’artista olandese col suo romanzo La ragazza con l’orecchino di perla.
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Ma quando era in vita Vermeer non godeva di grande fama. Doveva provvedere alla locanda ereditata dal padre e mantenere undici figli; quando aveva tempo si occupava di commercio d’arte e solo in poche occasioni gli era concesso di cimentarsi col pennello. Delle 50 tele che gli sono state attribuite se ne conoscono solo 37. Più celebrati di Jan erano certamente artisti come Gerrit Dou, Jan Steen, Frans van Mieris e soprattutto Gabriel Metsu (1629-1697). Lo scrittore olandese Houbraken nelle sue biografie gli dedicò ben due pagine (solo un cenno per Vermeer). Metsu aveva inteso il proprio talento artistico e decise di trasferirsi nell’affollata Amsterdam, dove era più facile ricevere le commissioni di qualche facoltoso commerciante. Era incuriosito dalla vitalità dei rioni, dall’operosità dei lavoratori, dai mestieri che la strada mostrava come una vetrina. Fornai, ciarlatani, venditori, così come donne semplici tra polli, faccende e profumi dei mercati. Solo a cavallo dei trent’anni Gabriel si spostò verso la pittura di genere, quella degli interni. Qualche storico sostiene che sia stata proprio la conoscenza con Vermeer (i documenti accertano una stima reciproca) a indurlo a questa scelta che, tra l’altro, permetteva più facilmente di assecondare la vanità di qualche ricca famiglia pronta a pagare profumatamente. Se di Vermeer si sottolinea l’eleganza, di Metsu è facile cogliere la capacità realistica senza essere condizionato dall’ossessione per il “bello”. Alla delicatezza dei tratti femminili, aggiunge particolari che accentuano il senso del vissuto: un cane scodinzolante, un quadro che pare una finestra, una dama e la sua serva che convivono serenamente con la stessa dignità. Un lavoro consistente in circa 130 opere, spesso di piccolo formato, in cui la vita è scandita da modeste faccende o da piccoli piaceri. Un luogo in cui un vecchio possa sorseggiare dal boccale gli attimi esclusivi per la sua quotidiana distrazione.
Natale Luzzagni

Breve Biografia

di Gabriel Metsu (1629-1697)

 Il pittore olandese Gabriel Metsu, scritto anche Metzu, nasce a Leida nel gennaio 1629. È uno dei protagonisti della Gilda di San Luca, di cui diventa membro nel 1648. Nel XVIII e XIX secolo Metsu è più popolare di Vermeer, tanto che i quadri di quest’ultimo sono stati spesso a lui attribuiti. Insieme a Vermeer, Jan Steen, Gerard Terborch e Peter de Hooch, Metsu è considerato uno dei più grandi pittori del XVII secolo. Figlio di Jacques Metsu, un pittore di Leida, svolge gli studi e l’attività di artista principalmente nella città paterna, anche se si trasferisce ad Amsterdam nel 1657, periodo durante il quale cambierà il suo stile e le scene rappresentate. Nel 1658 sposa Isabella de Wolff, discendente dalla famiglia di pittori Grebber Haarlem. C’è un ritratto di Metsu con la moglie del 1661 chiaramente ispirato all’opera di Rembrandt Autoritratto con Saskia del 1635. Alcuni studiosi sostengono che Metsu sia stato il pupillo di Gerrit Dou (pittore barocco olandese nato nel 1613), ma i suoi primi lavori sono molto diversi, sia per il genere (Dou dipingeva scene storiche e mitologiche), sia per come sono minuziosamente dipinte.
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Agli inizi del suo lavoro artistico, Metsu rappresenta soprattutto soggetti religiosi, ma l’arte sacra non è adatta al suo temperamento; quindi cambia genere per dedicarsi alla raffigurazione della vita del mercato, della strada, d gente comune al lavoro; con la stessa disnvoltura ritrae interni borghesi, salotti, attimi dell’intimità domestica. Realizza anche ritratti e nature morte, ma i quadri più caratteristici restano sicuramente le scene di genere, tra le migliori del periodo. I dipinti dell’artista si concentrano soprattutto su scene di vita signorile della classe media. Richiamano le opere di de Hooch e Terborch per la scelta dello stile, ma con un timbro decisamente più personale. Il suo capolavoro più famoso è Donna che legge una lettera del 1660-5. Il quadro ripropone un’immagine frequente nell’arte dell’epoca, quella di un interno in cui le donne sono impegnate in un gesto comune. Convivono nella stessa scena la dama e la sua cameriera; mentre la padrona di casa si misura silenziosamente con un passatempo, è la serva a rubare l’attenzione. Con una biglietto in mano fissa il quadro col mare in tempesta (tipico slancio metaforico nella pittura di genere) e pare condurre l’osservatore verso una riflessione intima, nata dopo la lettura della lettera. Per buona parte della critica questo “protagonismo” delle classi subordinate definisce la natura sociale dell’arte olandese del XVII secolo.
Secondo Arnold Houbraken, Metsu ama dipingere giovani donne che vendono al mercato frutta, verdura, pesce o carne. Spesso il soggetto di un dipinto di Metsu si basa su concezioni popolari profonde della tradizione olandese. In molte opere che immortalano scene di vita, come Il venditore di pollame (1662), Gabriel riporta movenze in cui l’immaginario comune possa riconoscere il realismo del gesto quotidiano. In questo quadro viene raffigurato un vecchio che offre un gallo ad una ragazza in una “posa simbolica” ispirata ad una incisione oscena di Gillis van Breen (1595-1622), ma abbandonandone la brutalità dei doppi sensi. I quadri di Metsu riportano raramente una data, pertanto è difficile metterli a confronto con quelli degli altri artisti. Il pittore di Rotterdam Michiel van Musscher è stato uno degli alunni di Metsu a partire dal 1665.
Metsu muore ad Amsterdam nel 1667 a soli 37 anni. Le opere di questo grande ed influente pittore del XVII° secolo olandese sono ben rappresentate nel Rijksmuseum di Amsterdam.
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