DELTAPLANO – Poesie

DELTAPLANO

Michele Miano giunge alla sua seconda raccolta poetica con un ché di costruzione sintattica e sinestetica di particolare rilievo. Dalla sua poetica di oggi si evincono segnali di accensioni che vivono di luce propria: “Prima linfa, vestita di germogli e/ rami in fiore/ fluisce nel grembo della natura./ Ognuno ode grida di fanciullo,/ di una vita che si desta.” (Vita). Esemplare appare il paragone della natura che si desta in stretta correlazione con la fanciullezza… Miano si rivela un sognatore e un artista che sa cogliere i minimi dettagli dalle suggestioni/emozioni che violentano la vita quotidiana, e pare glissare, virare tra i silenzi che incidono l’anima: “notte/ in una città livida di umori,/ nel torpore di una vita/ rimasta in bilico sul baratro-/…/ ed ecco, l’alba, foriera di nuove illusioni” (pag.13, Silenzio). E a proposito di silenzi, un altro breve testo ne rende tutto il significato onirico: – silenzio-illusioni- come lo definisce l’autore, vuole essere “cassa ridondante di echi ormai lontani” dichiara infine.

copertina-micheleMolto pregnante trovo la riflessione sulla quale Miano si sofferma per descrivere l’esistente di ognuno: “Così ritorni nell’orbita della vita/ come una favilla, ormai incasellata/ in una goccia, come in un’impronta/ di luce un tremito d’ombra/, che trovo di estremo rigore e nitidezza verbale, oltre che stilistico e di ottima fattura.

Il tempus fuggit è dato dai segnali delle stagioni, dall’alternarsi dei paesaggi, a tal proposito vi è un bel naturalismo descrittivo nelle sue ricerche di luce, nei suoi tentativi di sconfiggere le tenebre, che adombrano e quasi delineano la comparazione ai tempi felici della giovinezza in cui: “L’aria è vapore: Le stelle dipingono angoli di cuore:/e le trascorse stagioni/ riaffiorano come parole evanescenti./ (pag 21 senza titolo). L’alternarsi dell’esistente e dell’assente, della luce e dell’ombra, del giorno e della notte, del silenzio e del frastuono sono ripresi dall’autore poi in un altro testo che lascia intendere l’essere e il divenire come entità che mutano, in continuo dissociazione di pensieri… “cosa dire? cosa pensare? La notte”.

Sullo sfondo vi permane un senso di torpore e di abbandono non manifesti, che però l’autore fa riemergere nell’alternarsi nitido dell’alba, con le sue gioie e i dolori, verità e falsità, vita e morte attraverso i quali si giunge a “sentieri inondati dall’alba./ La luce rinasce”. Michele Miano nell’ultima parte della silloge rivela una meditazione più profonda sul dramma della vita: “Dove cerchi ordine trovi il disordine. /Dove credi di raccattare un po’ di serenità/ trovi il tormento/. Ho provato a immaginare città invisibili”. Qui si giunge alla concreta lacerazione del poeta a fronte del suo male, nel triste e solitario peregrinare dei sensi, nei dubbi, negli agguati, nelle rinunce, nelle assenze egli intercetta la minima gioia che è sempre di breve durata. Il quotidiano è un armistizio che è bene cogliere per combattere con la realtà arida e aggressiva che ci tende agguati e tranelli.

Vi è un testo particolarmente elogiativo, che dà il massimo della resa stilistica di Michele Miano. A pag. 27: “Non chiedermi mai/ quale sarebbe stato il nostro porto di rugiada” /…/ (certamente intesa come lenimento e conforto), e il testo continua con “Oltre, il mio orizzonte,/ le risposte che non ho/ in un quaderno ancora senza titolo”.

Due parole a proposito dello stile che si rivela semplice, accessibile, trasparente e appassionato, e riflette l’abbrivio di un tono naturalistico/sentimentale non estraneo alle vie del cuore che di frequente sfocia in metafore di descrittivismo simbiotico tra il creato e l’uomo, spaziando in una trascendenza che l’autore esplicita con temi e visioni dell’oltre. La sua sensibilità capta i segnali del mondo che aprono squarci azzurri nell’anima… da qui la sua malinconia contenuta, rarefatta, quasi aggrumata in un sotterraneo sentire che è snodo visionario della sua ispirazione; eppure mordace, illimpidita da una rara perizia mnemonica che vivacizza e rende per sintagmi la pena che sembra avvolgere tutta la sua poesia in un alone immaginifico, quasi alato, lieve e sincero, mai piatto, né scialbo, ma fortemente intenzionato a profilarsi come intuizione lirica.

 Ninnj Di Stefano Busà

 

 

email