FIGLI FIGLI FIGLI

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Un libro scritto con classica misura e suadente levità è questo Figli figli figli da poco apparso per Venilia Editrice, con una puntuale prefazione di Stefano Valentini. E si tratta di un libro che ci viene incontro con semplicità e schiettezza sin dalla prima poesia, nella quale compaiono tre bimbi travolti dalla guerra che insanguina il loro paese: “Assan trafitto / da tavole schiodate. / Eman con le treccine sciolte / e il piccolo Malik” (Figli). Altre figure di giovanissimi si susseguono poi in queste liriche, come Chiara, che ora nella “casa trepida” è accolta dalla “culla rossa” (Chiara); Giulia, forse dipinta dall’Angelico o da Melozzo, “che fa giocare gli angeli / come bambini veri” (Giulia); Nicola, cui il vento “scompiglia” il “ciuffetto biondo” (Nicola). Pagine alle quali seguono altri testi più meditativi come La nonna lo sa, dove s’incontrano questi versi: “Cosa vuol dire vivere, / vivere nel presente?”, o Il rock, a esprimere la triste storia di una cruda iniziazione alla droga: “Illuminava i volti il fuoco, / e una siringa tremava nelle mani. / Perché non provare? – / E il rock te lo facevi in vena”. Freschissime altre poesie, quali La luna di Natale, dove un bimbo chiede al padre: Mi porti a vedere la luna, / papà?” e il padre lo conduce con sé nella notte; o Selim, nella quale un venditore di berretti ricamati, davanti alla moschea di Solimano, scambia la sua merce con una spilla dell’autrice raffigurante una gondola.
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La poetessa commenta: “Fu lo scambio di un sogno / a Istambul: / porta d’oriente per me, / d’occidente per te / amico Selim”. Anche la morte s’affaccia, come avviene in Uno schianto: “Uno schianto improvviso / uno scoppio. / Tra lamiere contorte / immobile il tuo viso”; ma più spesso vi compaiono immagini rasserenanti, come avviene in Al liceo Tasso, che narra di un incontro amoroso o in Fantasia, dove si parla di una “gita in Toscana / non programmata”. Molti sono gli squarci di serena letizia che si trovano in questi testi, com’è quella della “mano sollevata / in gesto di saluto”, che s’incontra in Wagon-lit Roma-Bruxelles, dove compare tra l’altro questo verso: “Zampilla diamanti la fontana”. Nella sezione Haiku sono accolti componimenti brevi e incisivi: “Le stelle alpine / scolpiscono la roccia. / Nuvole e sole”, o ancora “Fiore di pietra / dove il tempo incastona / bianca conchiglia”. Altre visioni affiorano inoltre da questo libro ricco di molteplici spunti, come quella di Paestum, con i suoi splendidi templi e le cui colonne vibrano “immerse nel silenzio”, o il “martello dei Mori” che a Venezia “scandisce l’ora dei colori”, mentre “l’ultima luce / rifulge sull’oro di San Marco” (L’ora dei colori). Ma c’è anche Torcello, dove la luce si stempera “sui canali lagunari” allorché “l’aria e l’acqua / assumono lo stesso colore”, e ci sono le luminose visioni di Santorini (dove il vecchio Kosta canta antiche canzoni, accompagnandosi con il suo strumento fatto di pelle di capra, mentre il mare lo ascolta) e quelle della Val di Magra, che si scorge dal treno, allorché veloce l’attraversa. Conclude il libro la sezione Oltre, nella quale si leggono alcune poesie di limpida resa, quali Il pettirosso, evocante questo grazioso uccello che da noi giunge con la stagione invernale o Vestivi alla marinara, nelle quali l’autrice ricorda l’amata madre. Si vedano pure Le tue mani, Dove danza il salice, Il nostro micio, Cap Martin, che sono tra più riuscite della raccolta.
Dopo Mi sfiori la luce, la precedente silloge pubblicata da Maria Teresa Mancini tre anni fa, questa sua nuova fatica viene a confermare le concrete virtù della sua voce, che dimostrano in lei una reale esigenza di espressione poetica, sfociante in validi risultati.
Elio Andriuoli
(da La Nuova Tribuna Letteraria, n°116)

 

Maria Teresa Mancini

FIGLI FIGLI FIGLI

VENILIA EDITRICE, Lozzo Atestino (Padova), 2014

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