Fresco di stampa: LA GRANDE ILLUSIONE

 

«C’è un potere evocativo davvero coinvolgente nelle evasioni cinematografiche. Pochi spettatori riescono a sottrarsi alla naturale immedesimazione, all’istintivo desiderio di vestire i panni del fuggitivo. La spinta a riconquistare la libertà perduta, a moltiplicare energie ed ingegno, a non cedere ai richiami della rassegnazione, finisce per annullare qualsiasi altra valutazione di ordine morale.
In una scena di “Un condamné à mort s’est échappé” (1956) di Robert Bresson, probabilmente il più bel film carcerario mai realizzato, il protagonista Fontaine racconta: «Sempre più a lungo intanto, restavo aggrappato alla finestra, potevo osservare il cortile, le mura, l’ingresso dell’infermeria, inconsciamente mi preparavo».
È la dichiarazione del più improbabile, gracile e, a prima vista, sprovveduto candidato alla fuga. Ma il Cinema sa essere un meraviglioso gioco di equivoci, di apparenze fuorvianti. Fontaine, secondo per secondo, gesto dopo gesto, diventa il più abile artigiano di una strategia perfetta, allestita con l’essenzialità degli strumenti che nessun’altro avrebbe saputo trasformare in prodigiosi mezzi per la libertà.
La vera grande illusione per il pubblico di sala consiste, probabilmente, nell’immediata complicità che si crea con chi cerca ostinatamente di abbattere pareti, aprire varchi e farsi strada lungo i tunnel che separano la prigionia dalla vita. Nel misurato spazio di una finzione, tutti vorranno essere, almeno per un’ora, il tenente Maréchal, il caporale Dupont, Frank Morris, Henri ‘Papillon’ Charriere o un qualunque recluso con l’ingegno dell’instancabile Fontaine»

(dalla quarta di copertina de LA GRANDE ILLUSIONE, a cura di NATALE LUZZAGNI, Venilia Editrice, Lozzo Atestino – Pd, 420 pagine, formato 21×21, 28€)

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