Francesco D’Episcopo

Pasquale scritta

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Dalla cattedra alla creativa e coraggiosa ricerca sul campo

Nato a Casacalenda, Francesco D’Episcopo vive a Salerno.
Laureato in Lettere classiche presso l’Università di Napoli, si è perfezionato in Storia dell’Arte presso la stessa Università con una tesi su Petrarca e le arti figurative. Ha insegnato Letteratura italiana all’Università del Molise. Attualmente è docente di Critica letteraria e letterature comparate presso il Dipartimento di Filologia moderna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Napoli. La sua rigorosa e puntuale ricerca accademica è costantemente mirata a esplorare ampie stagioni della civiltà letteraria italiana, soprattutto in un’ottica di correlazione multidisciplinare. Borsista del Governo francese presso il Centro internazionale degli Studi di Nizza, ha seguito le lezioni di Michel Butor; è stato, inoltre, borsista della Cassa per il Mezzogiorno presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli per la ricerca sul pensiero politico meridionale. È membro dell’Associazione internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura italiana, per gli Studi neolatini, e dell’Associazione degli italianisti italiani. Ha tenuto conferenze in Italia e all’estero (Amiens, Avignone, Budapest, Nizza). Fa parte del consiglio direttivo della Fondazione Guido e Roberto Cortese, che opera a Napoli, e del comitato scientifico della Fondazione Giambattista Vico.
Critico d’arte e pubblicista, è stato direttore di “ON: OttoNovecento” e fa parte del comitato di redazione della rivista “Riscontri”. Presso le Edizioni Scientifiche Italiane di Napoli, dirige la collana Biblioteca del Molise e del Sannio; come addetto all’Ufficio Stampa e Sviluppo della stessa editrice, ha condotto incontri e dibattiti, anche a Galassia Gutenberg di Napoli e al Salone del Libro di Torino. Dirige collane culturali con diversi editori meridionali.
Particolarmente presente nella vita culturale del Mezzogiorno, è presidente e componente della giuria di autorevoli premi letterari, tra i quali quello di poesia “Alfonso Gatto”.
I suoi volumi e saggi figurano in accreditate bibliografie nazionali e internazionali. Tra i numerosi riconoscimenti scientifici, si ricordano i premi: “Francesco D’Ovidio”, “Nicola Scarano”, “Giovanni Cerri”. Nel 1999 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria del Comune di Guardialfiera, per la riproposta editoriale e la revisione critica delle opere di Francesco Jovine. Premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel 2008, gli è stata conferita anche la cittadinanza onoraria del Comune di Moiano per il suo costante impegno culturale a favore del Sannio e delle sue comunità.
D’Episcopo merita un plauso per la vocazione a stare in trincea e ad esplorare, con giusto fiuto, l’universo della scrittura, tenendo nel debito conto l’apporto insostituibile di coloro che, artigianalmente, sanno reperire la materia prima da rielaborare e da interpretare, poi, nell’osservatorio-laboratorio istituzionale. Sostenitore tenace delle ragioni di una letteratura libera da ogni sorta di condizionamento, il poliedrico e brillante critico partenopeo è da sempre convinto, come afferma nella prefazione a La follia delle parole nel Seicento e Novecento della poetessa e scrittrice partenopea Anna Gertrude Pessina, che “la poesia o, se si vuole, l’antipoesia resta comunque una valvola di sfogo e di salvezza alla condizione generalizzata di una società, destinata a smarrire la sua più autentica identità” e che, “sfruttando antiche e nuove risorse, affidate alla parola, all’immagine, persino al suono, la poesia potrebbe costituire un valido antidoto a molti virus, insinuatisi in un corpo sempre più indebolito, per mancanza di solide difese immunitarie”.
Contattato per telefono, D’Episcopo si è lasciato intervistare per La Nuova Tribuna Letteraria, di cui si è dichiarato estimatore e lettore assiduo.

 

Università, realtà e letteratura. Quale rapporto?

“Il rapporto è possibile e risulta molto affidato alla capacità del docente di mostrare quanto sia errato e fuorviante immaginare una letteratura separata dalla realtà. Non dimentichiamo che siamo nella terra e nell’Università di Francesco De Sanctis, per il quale scuola e vita erano un binomio inscindibile. Io ho addirittura anteposto “vita” a “scuola” in una collana editoriale da me diretta”.

 Quali sono i nuovi orizzonti della critica letteraria?

“A mio avviso, è passato il tempo delle metodologie, rigidamente applicate alla letteratura, che hanno spesso sortito effetti negativi. In una mia antologia della rivista napoletana “Le ragioni narrative”, ho ritenuto di dover riproporre una esemplare polemica tra Mario Pomilio e Carlo Salinari: il primo difendeva le “ragioni” della bellezza, il secondo della ideologia. Il discorso resta aperto e chi come me viene da una buona scuola filologica spera vivamente che la critica torni ad interessarsi degli autori, delle loro storie ed opere, e la smetta di sovrapporre strutture metodologiche, opprimenti per gli autori e per coloro che intendono avvicinarsi ad essi”.

 Letteratura e potere nell’Italia contemporanea…

“La risposta si ricollega, in parte, a quanto già detto. L’unico potere accettabile, per un critico serio e onesto, rimane quello della letteratura, il cui destino è sempre stato quello di infrangere barriere, non di innalzarle. Se così fosse, la letteratura tradirebbe la sua vocazione alla libertà e, quindi, alla felicità che ancora può donare al mondo”.

Sinisgalli, Gatto, Quasimodo, Jovine… sono solo alcuni degli autori ai quali ha dedicato la sua indagine, superando, integrando o, addirittura, contestando quanto detto da una critica a volte frettolosa e preconcetta. Ha rivendicato la sua autonomia di giudizio, in modo creativo e, nel contempo, con grande onestà e competenza. Quali difficoltà ha incontrato nel mondo accademico?

“Il mondo della critica dovrebbe tornare a leggere e rileggere gli autori nella loro interezza. Ricordo uno dei miei Maestri universitari che, prima di stendere la sua storia letteraria, sentì il bisogno di prendere a scuola – allora insegnava in un liceo – un lungo periodo di sosta dall’insegnamento, per poter ripassare autori ed opere. Anche il mondo accademico dovrebbe riprendere le “sudate carte” tra le mani, evitando di riproporre stereotipi stentorei e, soprattutto, comunicando con maggiore intensità e umanità i risultati delle proprie ricerche. Si abbatterebbero così ambigui steccati tra critica accademica e militante”.

D Episcopo consegna il secondo premio Linda di GiacomoIl Sud nella letteratura italiana…

“La letteratura italiana, si può dire, comincia dal Sud, dalla scuola poetica siciliana, e al Sud spesso ritorna. Certo, se il Sud avesse continuato ad avere personalità politiche dello spessore di Federico II di Svevia, il suo destino sarebbe stato molto diverso. Risulta davvero troppo limitato e periferico il ruolo attribuito dalla critica ai nostri scrittori nella maggior parte della letteratura ufficiale. Non dimentichiamo che Pirandello e Quasimodo, Premi Nobel della letteratura, erano siciliani, che Grazia Deledda, sempre Premio Nobel, era sarda. Assurdo è immaginare una letteratura italiana senza il Sud e le sue isole, che vi hanno trasfuso il loro genio originale e creativo. Siamo per l’Unità d’Italia, fatta, ho sempre sostenuto, anche dagli scrittori, ma per una unità che rispetti e valorizzi le singole specificità”.

 

Dimensione etica, sociale e politica nella critica letteraria…

“Credo di avere risposto precedentemente a questa domanda. Aggiungo che siamo stanchi di ismi, di etichette, di sovrastrutture di ogni tipo. La letteratura deve tornare a respirare libertà e, se possibile, felicità, recuperando quella onestà intellettuale che ci insegnarono i nostri Maestri e che costa impegno, fatica, intelligenza, sensibilità: in una sola espressione, passione critica”.

 

Oltre a dedicarsi agli autori già consacrati, lei ha esplorato, in modo coraggioso, l’universo variegato di quelli ancora sconosciuti, senza pregiudizi e con l’occhio attento a scoprirne il potenziale e il valore… Scendendo dalla cattedra, lei ha operato e opera sul campo. Che cosa ha prodotto questa sua ricerca?

021“I risultati prodotti dalla mia ricerca sul campo sono ben visibili su internet. Accanto ad autori indiscussi, che sono riuscito a rilanciare anche editorialmente – quello dell’editoria è un campo nel quale mi sono sempre molto impegnato, convinto che occorra, più che fare molte chiacchiere, pubblicare – ce ne sono molti altri, da me scoperti o riscoperti, che sono sospesi in una sorta di limbo critico, in attesa di un giudizio, purtroppo biblicamente lento, da parte delle istituzioni letterarie, invocate a emettere le loro sentenze incontestabili”.

 

La motivazione delle sue scelte…

“Le mie scelte sono principalmente dettate da ragioni estetiche ed etiche e dalla volontà orientata di recuperare autentici geni della nostra letteratura, che non sempre hanno ricevuto adeguata cittadinanza nel mondo accademico. I miei stessi studenti, dopo le affollatissime lezioni, sentono il bisogno di andare in libreria alla ricerca di autori e titoli, di cui non sospettavano minimamente l’esistenza. Un miracolo? Poliziano sosteneva che il vero compito dell’uomo di cultura è quello di creare in se stesso e negli altri curiosità”.

 

Quali progetti per l’immediato futuro?

“Molti miei libri sono in corso di stampa e molti altri sono racchiusi nella mente e nel cuore, rivolti sempre più a coniugare il rigore della ricerca con la propria autobiografia. Proust suggeriva che, quando gli anni incalzano, i ricordi si affollano e invocano uno spazio tutto loro. Credo che avesse ragione”.

 

Un messaggio finale per questo futuro?

“Continuate a credere nella letteratura, la fonte energetica più ecologica e salutare per il corpo e lo spirito”.

Pasquale Matrone (da La Nuova Tribuna Letteraria n°116)

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