Moni Ovadia

Pasquale scritta

(vice-direttore de La Nuova Tribuna Letteraria)

 

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Contro le insidie delle ideologie e dell’integralismo

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Corrosivo, poetico,colto, geniale e coinvolgente, l’artista di origine ebraica riflette sulle antinomie e sui drammi del mondo contemporaneo

Nato a Plovdiv in Bulgaria nel 1946 da famiglia ebraica, verso la fine degli anni quaranta Moni Ovadia si trasferisce a Milano, dove, dopo la laurea in Scienze politiche, inizia la carriera di cantante e musicista nel gruppo dell’Almanacco Popolare e nel 1972 fonda il Gruppo Folk Internazionale.

Rovelli

Comincia a dedicarsi al teatro nel 1984. Collabora con Franco Parenti, Pier’Alli, Bolek Polivka, Tadeusz Kantor, Giorgio Marini, Franco Parenti e altri artisti di fama internazionale. Con Mara Cantoni, è artefice e protagonista dello spettacolo Dalla sabbia dal tempo e, nel 1990, fonda la TheaterOrchestra, raggiungendo il successo con Oylem Goylem.

Considerato a buon diritto il massimo divulgatore della cultura yiddish in Italia, da quel momento in poi Moni Ovadia toccherà traguardi sempre più prestigiosi. Il grande pubblico ne scoprirà, infatti, e ne apprezzerà non solo le doti di artista colto, raffinato, geniale, versatile e corrosivo, ma anche lo spessore di scrittore e di intellettuale animato da una forte tensione etica.

Tra le sue opere teatrali più importanti: Dybbuk, spettacolo sull’Olocausto, Taibele e il suo demone, con Pamela Villoresi; Diario ironico dall’esilio, scritto con Roberto Andò; Pallida madre, tenera sorella, con la regia di Piero Maccarinelli; Il caso Kafka, Il Banchiere errante, L’armata a cavallo

Ha pubblicato inoltre: Speriamo che tenga (autobiografia), L’ebreo che ride, Ballata di fine millennio, Contro l’idolatria, Vai a te stesso e il recente Perché no? L’ebreo corrosivo.

 Dopo averlo incontrato a La Villa, in Alta Badia, dove è stato ospite della manifestazione Un libro un rifugio, organizzata da Damiano Dapunt e da Gianna Schelotto, ho intervistato Moni Ovadia, qualche mese dopo, in Toscana, per i lettori de La Nuova Tribuna Letteraria:

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Come vede l’attuale momento storico?

 “La violenza sta conducendo il mondo verso l’autodistruzione. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri vivono sempre più nella miseria. Il libero mercato non porta il benessere a tutti… Le guerre di oggi massacrano i civili. I paesi più avanzati studiano armi capaci di uccidere senza ferire: microonde capaci di ‘friggere’ le carni… L’opinione pubblica viene sempre più manipolata da mezzi di comunicazione di massa usati come strumenti di menzogna e di intimidazione… “

 Chi ha ragione?

 “Non certo gli estremisti, di destra o di sinistra che siano. Né gli integralisti; né quei cattolici che si sono dimenticati di Cristo.”

 In che modo, a suo avviso, va affrontato il dramma che vede coinvolti israeliani e palestinesi?

 “Non bisogna mai dimenticare che lo Stato d’Israele è nato dall’antisemitismo europeo. L’autodeterminazione deve valere per tutti, allo stesso modo. Non si affronta il problema appellandosi solo a una delle risoluzioni dell’ONU. Due popoli. Due stati e una sola capitale… Non ci sono altre strade. Occorre fare appello al buon senso.”

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Esiste una cura efficace per le piaghe che minacciano la Storia?  

 “Non esistono ricette capaci di fare miracoli… Ogni Stato dovrebbe far suo il primo articolo della Convenzione di Ginevra secondo il quale tutti gli uomini nascono liberi e eguali e sono pari in dignità e diritti… Occorre riformare l’ONU; servono poi impegno civile; rifiuto del fanatismo e dell’idolatria; tolleranza; umorismo; amore e vita al posto delle regole… Bisogna capire che, al di là delle religioni e delle ideologie, ci sono principi basilari dell’etica non negoziabili: uguaglianza, libertà, fratellanza…”

Che cosa significa, oggi, essere ebreo?

 “Per molti secoli l’ebreo ha conservato la sua condizione di vinto. E ha saputo compiere un miracolo: quello di farsi popolo pur non avendo una terra su cui fermarsi; ha anticipato l’idea di cittadino europeo: un popolo senza confini, burocrazia, esercito… Perciò è stato perseguitato. Poi ha cercato un tetto solido, la proprietà, la ricchezza. L’integrazione, quando c’è stata, ha generato danni. Molti hanno dimenticato che essere ebreo vuol dire sentirsi straniero, sempre. Non si può essere un vero ebreo senza possedere doti di umanità. L’ebreo autentico fa guerra alla guerra. Sa che la Scrittura è pericolosa: occorre usarla nel modo giusto, non dimenticando che l’uomo ha accesso solo alle opinioni e non alla Verità. Detesta ogni sorta di idolatria, dal momento che l’idolo rappresenta una forma mentale sclerotizzata. E, soprattutto, non cerca di trascinare Dio dentro la politica.”

Il suo libro Perché no?, pubblicato da Bompiani, ha come sottotitolo L’Ebreo Corrosivo . Perché?

 “Le rispondo con le parole usate nel libro: ‘La caratteristica della corrosività si spinge molto in là. Non è una cosa che rimane limitata. Si spinge anche verso sé stessi. Davvero. L’ebreo fatica a vivere senza fare risse… Quando non puoi litigare con qualcun altro, litiga con te stesso… L’elemento della corrosività è un elemento comunque caratterizzante, se non tutti gli ebrei, una gran parte. È una corrosività che serve anche a uscire da situazioni molto delicate…’”.

Pasquale Matrone (da La Nuova Tribuna Letteraria n°102)

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