La “parola solenne” di Elio Petri

 

 

 

In uscita a luglio 2021

Natale Luzzagni

Parola solenne. Dialoghi e visioni nel cinema di Elio Petri

 

«Nel 1951 Elio Petri entra in contatto con quello che sarà il suo “unico maestro”. Ha ventidue anni quando prende parte attivamente alla preparazione di un film,  Roma ore 11. De Santis e Zavattini gli affidano il compito di raccogliere le testimonianze sul drammatico fatto di cronaca che ispira l’intera pellicola. Petri si cala nel ruolo rivelando la sua rara capacità di tessere un’articolata indagine psicologica. La ricerca degli elementi essenziali, colti attraverso un’attenta immedesimazione emotiva, rivelano una lucidità analitica sorprendente. Il suo sguardo abbraccia concessioni sentimentali e accenni nevrotici e li traduce attraverso una scrittura che sa coniugare i necessari profili descrittivi con la sagacia nell’individuare la natura di impulsi primordiali.

L’istinto all’indagine, prima di diventare parte integrante di un’ammissione esplicita, resterà la cifra fondamentale di tutta la sua scrittura per il cinema. La penna di Elio Petri influirà sulle sceneggiature e sui soggetti dei film diretti da De Santis, Giuseppe Amato, Guido Brignone, Leopoldo Savona, Veljko Bulajić, Gianni Puccini e Enzo Provenzale. La ricerca della natura profonda dei conflitti interiori e delle conseguenti degenerazioni psichiche coprirà la sua intera carriera di regista cinematografico cominciata con L’assassino (1961) e finita con Buone notizie (1979).

Il cinema di Elio Petri raccoglie a piene mani le suggestioni dell’irripetibile stagione che aveva preceduto il suo esordio. Accanto a De Santis imparò ogni possibile utilizzo delle tecniche di ripresa. Diventò esperto come pochi nel padroneggiare la camera a mano e a muoversi in spazi esigui. Caricò di assoluta monumentalità le macroinquadrature dei primi piani e l’insistita caratterizzazione della dimensione soliloquiale. Ma è la scrittura, l’antica ambizione personale, a rivelare, sopra ogni altra prospettiva, la cifra decisiva di un vertiginoso azzardo narrativo. La maniacale cura dei testi preparatori, la necessità di continui confronti con i propri collaboratori, la natura assembleare dei dibattiti e l’ampia gamma delle fonti letterarie contribuiranno all’emersione di una filmografia rumorosa e straniante, fragorosa ed eversiva, profondamente lontana da ogni proposito consolatorio. Nella sua insistente e beffarda provocatorietà, quello di Petri è un puro manifesto di libertà creativa».

 

(Natale Luzzagni, dalla Nota introduttiva)

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