I libri non si regalano

I LIBRI SI VENDONO, NON SI REGALANO

Qualche considerazione propedeutica sulle diffuse, ma incongrue, aspettative dei lettori

Oggi parliamo di editoria, considerato che è il settore in cui opero e nel quale mi muovo, come appassionato e professionalmente, sin da quand’ero ragazzo. La questione che sto per affrontare è sempre stata attuale: già Papini ne scriveva in un celebre opuscolo, “Le disgrazie del libro in Italia”, apparso la prima volta all’inizio degli anni Cinquanta e che oggi si può leggere anche su internet. In sostanza: nessuno andrebbe dal vinaio (è il termine che usa Papini) a chiedere se gli regala una bottiglia di vino, o dal falegname a chiedere se gli regala una sedia, ma molti si rivolgono all’editore, o all’autore, chiedendogli d’avere in regalo un libro. Si dà per inteso che qualunque altro oggetto abbia un costo intrinseco e legittimo di produzione e, quindi, di vendita; mentre il libro no, nell’immaginario popolare può (e spesso, a giudicare da certe insistenze, deve) essere gratuito. Con una sottile differenza: proprio come dal vinaio o dal falegname, analogamente nessuno andrebbe in libreria a chiedere che gli venga regalato un libro. No, il libro in regalo lo si chiede all’autore o all’editore, supponendo – chissà perché – che a loro i libri non costino nulla.

Invece costano e non stiamo parlando del lavoro (molto lavoro) necessario a realizzarli in termini di scrittura, grafica, revisione e così via. Stiamo parlando dei puri costi fisici, quelli tipografici insomma: carta, inchiostro, lavorazione, copertina, confezionamento. Oneri che il grande editore ottimizza stampando decine di migliaia di copie, per cui il singolo volume può anche venirgli a costare pochissimo. Esempio: la stampa di 50.000 copie può costare 50.000 euro, un euro a copia o anche meno, persino per un volume corposo, pregiato, elegante e a colori, perché il costo a copia decresce proporzionalmente quanti più esemplari si stampano. Ma se si realizzano 500 copie, la stampa di quello stesso libro non costa certo 500 euro ma tre, quattro, cinquemila, a seconda delle caratteristiche. Se di quel medesimo libro si realizzano poi piccolissime tirature di appena 100 o 200 copie, come ormai i piccoli editori sono spesso costretti a fare per un insieme di motivi pratici e sensati, la stampa di quelle cento copie non costa evidentemente 100 euro, ma anche due o tremila.

Per cui, quando vi trovate davanti un autore che vende il proprio libro, sappiate che lui quel libro lo ha pagato, ha cioè tirato fuori dei soldi di tasca propria per disporre di quella precisa copia che vorreste ricevere in regalo. Se quel libro lo ha realizzato un editore, importante o meno, l’autore lo ha comunque pagato: e non alludiamo agli editori di quella che all’estero chiamano “vanity press” o a quelli più palesemente truffaldini, alludiamo a TUTTI gli editori. Credete davvero alla favola degli editori che “non si fanno pagare”? È vero che i grandi editori, e neppure tutti comunque (anni fa scrissi un breve articolo su una notissima casa editrice veneziana…), non chiedono denaro all’autore per la stampa di un libro: ma se poi l’autore desidera un po’ di copie per proprio uso personale, le deve acquistare, magari con un piccolo sconto, ma le deve acquistare. Perché il grande editore stampa sì a proprie spese (ha i mezzi economici per farlo) ma, di questa tiratura, fornisce gratuitamente all’autore un minimo quantitativo: una volta si parlava di cinquanta copie ma, frequentemente, ci si ferma a meno, diciamo una ventina o una trentina, come diversi autori mi hanno riferito. Copie che terminano subito, ovviamente, per i naturali omaggi agli amici più stretti, alla propria cerchia di conoscenze e contatti, o per l’invio a qualche rivista e a qualche recensore. A questo punto l’autore dice all’editore (non al piccolo editore ma anche a Mondadori, Einaudi e chiunque altro): venti o trenta copie non mi bastano, ne voglio altre cento. Bene, dice l’editore: cosa costa il libro nelle librerie, 15 euro? Le cento che vuoi in più te le cedo con il 20 per cento di sconto, 12 euro a copia, totale 1200 euro.

Del resto perché mai un editore, che ha speso di suo per realizzarle e stamparle, dovrebbe fornire gratuitamente le copie che l’autore stesso richiede? Ha stabilito il budget e la tiratura con l’obiettivo di venderle, l’autore a questo punto è un acquirente come un altro. Se è già un poco celebre, e se ci saranno diritti dalle vendite, si potrà andare a compensazione: ma se l’autore deve ancora affermarsi e dimostrarsi redditizio (e spesso, ad esempio con la poesia ma anche con molta saggistica più o meno di nicchia, questo aggettivo strappa solo sorrisi) le copie che vuole per sé le deve acquistare, come qualsiasi altro cliente. Quindi è vero che con i grandi editori l’autore non paga nulla per l’edizione in se stessa, a patto però di essere pronto ad intrattenere rapporti e organizzare presentazioni senza disporre di copie del proprio libro, dicendo ogni volta agli interessati “andate a comprarlo in libreria”. Se invece ha copie a disposizione, significa che a sua volta le ha acquistate, tuttalpiù con il piccolo sconto che si diceva. Nell’esempio di prima, ha speso 12 euro per avere quella copia che voi gli state domandando in omaggio. Anziché chiedergli “mi regali il libro?”, è come gli chiedeste “mi regali 12 euro?”. Dite la verità, lo fareste?

Peggio ancora se l’autore è anche editore di se stesso, in forma di autoproduzione o attraverso un proprio marchio imprenditoriale, perché in questo caso ha dovuto sostenere non soltanto il costo delle copie fornitegli da un editore terzo, ma dell’intera edizione: che include quindi tutti i costi di stampa e anche quelli di realizzazione grafica, la quale – nel caso di libri illustrati e pregiati – è anch’essa un onere impegnativo frutto, spesso, di settimane di lavoro. Se la tiratura è piccola, come spesso accade, il costo a copia (parliamo sempre di libri corposi e illustrati) può lievitare fino a 15 o 20 euro, o anche più. Ebbene, stessa situazione di prima: anziché chiedergli “mi regali il libro?”, è come gli chiedeste “mi regali 20 euro?”. Lo fareste? Ma è quello che state continuamente facendo, ogni volta che andate alla presentazione di un autore che conoscete aspettandovi il suo libro in regalo. Di fatto, gli state chiedendo di darvi i suoi soldi. E invece l’unico che ha diritto di chiederli è lui, perché nessuno che non l’abbia fatto ha davvero idea di quanto costi – in termini di impegno, fatica, dedizione, ripensamenti, dubbi – scrivere e realizzare un libro.

 

Stefano Valentini (Direttore responsabile di Ntl, autore ed editore)

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