Henry Matisse

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COME FOSSE MUSICA

La pittura “rivoluzionaria” dello straordinario Henri Matisse

“L’espressione, per me, non risiede nella passione improvvisa che si manifesta violentemente. È in tutta la composizione del mio quadro: il posto che occupano i corpi, i vuoti che li circondano, le proporzioni… La composizione è l’arte di articolare decorativamente i vari elementi che il pittore ha a disposizione per dare sfogo ai propri sentimenti”, scrive Henri Matisse. Padre dei Fauves, in francese “belve” che si affermano al Salon d’ Automne a Parigi nel 1905, suscita sconcerto perché crea gli spazi del dipinto con chiazze di vividi colori pastosi, tramuta l’emotività in espressione, tralascia l’effetto della profondità. La linea curva, l’arabesco, la riga di colore dissonante, irrispettoso della realtà, come nel ritratto frontale e quasi privo di tridimensionalità di Madame Matisse dello stesso anno, servono all’artista per trasporre sulla tela lo slancio vitale dello Spiritualismo di Bergson, a cui sente di aderire. Scopre la possibilità di rifuggire dalla raffigurazione statica del mondo oggettivo e la capacità interiore di rappresentare la percezione del dato fenomenico in una pittura pulsante e intensa.

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L’arte scaturisce dalla visione che l’artista ha del mondo, talvolta del nulla, se, come ha dimostrato Paul Gauguin, ci si spoglia della cultura figurativa occidentale per mettersi nei panni di un primitivo. Da Matisse parte alla conquista del mondo l’emotività resa dal colore che traccia un moto circolare di rilancio senza interruzione. È proprio il colore che, interiorizzato fin dalla sua attività giovanile nello studio di Gustave Moreau, crea l’immagine e aggrega la materia. Matisse ne studia la capacità costruttiva. Con una pennellata staccata, allungata, quasi un tratteggio, delimita e semplifica la figura umana. Procede secondo la lezione appresa dal Neo-Impressionismo di Paul Signac che scompone la percezione visiva degli Impressionisti in tessere di colori complementari, rigorosamente giustapposti.
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Il colore di Matisse imprime di sé il dato figurativo. Acceso, talvolta violento secondo l’accezione francese dell’Espressionismo, presenta nelle campiture una necessità interna di ordine e di ritmo che genera l’effetto musicale, come in La danza del 1910. Le braccia e le mani delle cinque figure sono unite e tese nello slancio comune di chiudere un cerchio vorticoso. Matisse raffigura uno splendido abbraccio planetario. Contrapponendosi alla opaca staticità della scomposizione analitica del Cubismo di Picasso e di Braque, l’interpretazione fauve del colore risulta dinamica. Raggiunge una dimensione cosmica atemporale che esprime gioia di vivere. Matisse è affascinato dall’arte islamica che conosce nei primi anni del Novecento in Algeria e in Marocco. Anche dalla luce di Nizza, dove si trasferisce a partire dal 1917. Ritorna a un mondo edonistico, a una mitologia primaria nella cui iconografia classica recupera i nudi di Paul Cézanne, scaturiti dal rapporto empatico, d’immedesimazione con la natura mediterranea. I Fauves e gli Espressionisti tedeschi del gruppo Die Brücke rivalutano l’opera cézanniana proprio quando il grande artista provenzale muore, incompreso dai suoi contemporanei. Nell’eretico Cézanne, la percezione visiva impressionista diventa pensiero, quasi una filosofia della natura. La modifica accentuando la volumetria della figura umana i cui piani vengono aperti. Cézanne non si lascia condizionare dal dato naturale estemporaneo come accade agli Impressionisti. Inizia un percorso opposto che pone le basi per la nascita della pittura espressionista. È l’artista che imprime di sé il mondo, ormai modificato dalla sua interiorità. Cézanne abbandona l’uso della gabbia prospettica rinascimentale, a cui gli Impressionisti sono ancora fedeli. Avvicina lo sfondo al primo piano che tende a ribaltarsi davanti allo spettatore con tavoli, sedie e porte dalle linee sghembe. In tal modo Cézanne libera la composizione pittorica dalla necessità di avere un unico punto di vista. Se ne mostrano diversi dato che i piani delle figure e degli oggetti risultano aperti. Nelle nature morte di Cézanne, gli orli delle stoviglie non sono raffigurati come superfici ellissoidali, ma come circoli in profondità. Sono oggetti dipinti non come appaiono nello spazio, ma come li si vuole vedere. L’intervento di Cézanne sul dato fenomenico è colto e condiviso dai Fauves e da Die Brücke la cui poetica si oppone all’Impressionismo. Matisse si avvicina alle sculture provenienti dall’Africa e dall’Oceania di cui apprezza la qualità artistica. Nel 1908 possiede già una collezione di venti sculture africane dalla selvaggia bellezza anticlassica. Come André Derain, Maurice de Vlaminck e altri artisti del tempo, coglie nel feticcio la ritualità magica, l’esistenza di una energia cosmica oscura e potente. All’inizio del Novecento, l’interesse per l’arte negra soppianta il gusto per la linea sinuosa, a colpo di frusta e vitalistica dell’Art Noveau, desunto dalle stampe giapponesi che evidenziano i valori della linea e del vuoto nell’arte orientale. Furono d’esempio a molti artisti impressionisti e simbolisti. Tra Ottocento e Novecento si assiste alla fioritura, non solo a Parigi, ma in tutta Europa, della pittura della domenica a cui aderiscono schiere di pittori dilettanti. Tra di loro, convinto della potenzialità rigenerativa della creazione artistica, c’è anche Henri Rosseau, detto il Doganiere. Autodidatta, impiegato al Dazio di Parigi, dipinge tigri, uccelli esotici, incantatrici di serpenti, foreste tropicali. Quando visita lo zoo e il giardino botanico, sogna ad occhi aperti per evadere dal grigiore quotidiano. Il Doganiere non riesce a dare verosimiglianza ai ritratti, non conosce bene la prospettiva rinascimentale, che abbandona dopo alcuni maldestri tentativi. In un’epoca traboccante di creatività individuale, si rivaluta il disegno dei bambini e degli alienati mentali, si studiano con attenzione le opere dei primitivi.
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A Parigi, capitale culturale d’Europa, il clima artistico è fervido, propizio all’affermarsi del primo movimento avanguardistico: l’Espressionismo, che ha il merito di unire di nuovo l’anima all’uomo. I pittori dipingono un mondo cromaticamente acceso, deformato dall’angoscia, dalla rabbia di vivere. Sono disadattati in una società guidata da una borghesia ottusa ed avida, i cui capitani d’industria stanno armando l’Europa. La carica polemica ed eversiva dell’Espressionismo è molto forte in Germania dove Ernst Kirchner e altri artisti di Die Brücke, schieratisi dalla parte del proletariato, recuperano dalla tradizione popolare la xilografia, il cui tratto angoloso e sofferto viene introdotto in pittura. In Marcella del 1910, modella scarna che ricorda la gracile adolescente di Pubertà di Edvard Munch, non si serve del contrasto cromatico simultaneo come Derain e altri Fauves, ma di colori acidi: gialli e verdi stridenti che nulla concedono al sentimentalismo tardo romantico, alla ricerca del grazioso di buona parte del pubblico borghese. Testimoni della tradizione impressionista e post-impressionista, i Fauves si comportano davvero come belve pittoriche, aggredendo lo spettatore con il colore che esplode come dinamite. Si va ben oltre il fatto sensoriale, appresa la lezione di Gauguin che, del colore, coglie l’aspetto mnemonico, onirico ed evocativo. Dipinge il mare rosso, il prato blu, l’albero porpora. Osa sognare di fronte alla natura.
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In Matisse il senso dell’ordine e della misura persistono insieme con una predisposizione naturalistica. Nel 1908 scrive: “Io devo mettere ordine nelle mie idee. Tutti i miei rapporti di tono trovati devono formare un accordo vivente di colori, un’armonia analoga a quella di una composizione musicale”. Matisse arricchisce e decora la vita tramite l’uso della linea curva e arabescata. La desume dal grande interesse giovanile per le stoffe moresche e la ceramica persiana. In La stanza rossa, del 1908, insiste sulla linea arabescata nella carta da parati, nella tovaglia e nel ritaglio di giardino. L’accentuata bidimensionalità presente nella sua pittura testimonia la sua presa di posizione: …”noi vogliamo raggiungere un equilibrio interiore mediante la semplificazione delle idee e delle forme decorative”. La pittura di Matisse semplifica progressivamente la forma, che giunge nel tempo al conseguimento logico di esiti quasi astratti.
Ornella Fiorentini
(da La Nuova Tribuna Letteraria, n°116)
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