Vince Antonio Capriotti

La vittoria di Antonio Capriotti

Una menzione speciale a Rossano Onano

 

1°   (voti 29)   Andare di Antonio Capriotti (S. Benedetto d. Tronto, Ap)

 (voti 27)   Marta di Rossano Onano (Reggio Emilia)

 (voti 18)   Prima sera di Antonietta Castelli (Roma)

4°  (voti 15)   Tarocchi di Gianfranco Bartolomeoli (Ivrea, To)

  (voti 15)   Strada campestre di Ciro Carfora (Napoli)

6°  (voti 14)   Forse di Maria Cianflone (Lamezia Terme, Cz)

  (voti 14)   Verrà la pioggia di Gino Zanette (Godega di S.Urbano, Tv)

8°  (voti 12)   Mi cammina un’isola di Annamaria Salanitri (Asti)

9°  (voti 10)   Finito di Laura Pierdicchi (Venezia Mestre)

10°  (voti 4)   Un brivido d’amore di Donatella Chiorboli (Selvazzano, Pd)

11°  (voti 3)   Mani prigioniere di Francesca Simonetti (Palermo)

12°  (voti 1)   Arriverai inatteso di Annalisa Rodeghiero (Padova)

 

 

Qui sopra, la graduatoria derivante dal controllo e dallo scrutinio delle 162 schede fatte pervenire dai lettori, invitati ad esprimere il loro giudizio sulla rosa delle undici poesie finaliste selezionate dalla Giuria tecnica composta da Sandro Angelucci, Claudio Bedussi, Luigi De Rosa, Corrado Di Pietro, Rosanna Perozzo, Maria Vittoria Scaramuzza e Stefano Valentini, e pubblicate sul numero 116 de La Nuova Tribuna Letteraria.

Come l’anno passato, anche questa edizione è stata molto combattuta: alla fine dello spoglio, a prevalere è Antonio Capriotti di San Benedetto del Tronto (Ap), la cui lirica Andare viene proclamata «La Poesia del 2014». Una speciale menzione viene inoltre assegnata a Rossano Onano di Reggio Emilia e alla sua lirica Marta per la minima differenza di voti rispetto al vincitore, appena due.

Felicitazioni al vincitore e un sentito ringraziamento ai lettori che – comprendendo l’importanza della loro collaborazione – hanno inviato il loro voto, in un concorso la cui formula ha pochi simili in Italia e, crediamo, nessuno di così lunga durata: è già bandita l’edizione del 2015, il cui regolamento riportiamo in altra pagina.

 

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ANDARE

E a un punto per noi vivere divenne andare
– e talvolta anche fuggire – in cerca d’arie, cose
e palpiti d’altrove, al seguito del sogno lusinghiero
acceso infine alla finestra
da sagaci albe fattucchiere: andare
– i piè sospinti ai varchi su battelli ebbri di speranza –
ad inventare passi lungo strade remote d’Occidenti
e tra le brume dei Nord parsi lucenti – paradisi
appètto a secchi e tribolati Sud del mondo. Andammo
creduli odissei, trepidi viaggianti
incerti sulle rotte visionarie del finito: cieli d’oltreitaca
alla fronte, poli d’ansia; e alle spalle un solco
brulicante di memorie – puntuale
la squilla vespertina del rimpianto. Oh, la vita
voluta fortemente era scontento, trascinante
volta a volta all’effimero di approdi: insonnie
ovunque, e di giorno altri cenni, vapori erratici
– morgane ricorrenti sui quadranti –
e mappe risegnate; subbuglio di preludi
a nuovo andare; addii reiterati
in procedure lente sulle soglie.
 
E infine sarà che tutti – consumata la favola del tempo –
a uno a uno ce ne andremo dal pianeta, migreremo
incorporei: esitanti farfalle schiuse appena e tratte
da vento repentino a oscuro volo.
Guarderemo allora con occhi di pianto la Terra
farsi lontana: le contrade ove del vivere fornimmo
intense le nostre stagioni. E nuova
al cuore un’ansia additerà che a breve
– forse su rive d’ombra o tra splendori
d’astri, chissà – noi rivedremo i cari
già passati. L’attimo ancora
saprà di case, di ritorni: svanita a noi per sempre
la Terra col suo sole, d’umano ancora esulteremo
di là – nel gorgo d’infinito che ci assale.
                                                 
                                 Antonio Capriotti – San Benedetto del Tronto (Ap)

 

 

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