Facciamo un patto

diciamoci

“Sono uno come voi”. Questa, nel mio modesto mondo, è un’espressione che sa di fregatura. Ha tutta l’ambigua eversione di una promessa elettorale. Sa di “Stai sereno…”. Oggi la voglio usare di fronte a voi. Esordisco così. E mi prendo tutto il rischio della (probabile) vostra diffidenza. Il senso di queste semplici parole vuole essere un modo autentico per offrirvi la dimensione del mio lavoro. Periodicamente il mio ruolo mi ha imposto di richiamarvi allo spirito con il quale viene realizzata questa rivista. È doveroso. Questo trimestrale vive di soli abbonamenti e non possiamo contare che sulla fedele “contribuzione” dei lettori che credono nel nostro progetto. Non ci sono sponsor, entrate segrete, donazioni istituzionali o politiche. È tutto alla luce del sole. I versamenti confluiscono in un solo conto postale che si svuota gradualmente per onorare i costi tipografici e postali.

Quando uso l’imprudenza del “Sono uno di voi” non intendo prendere parte al ricatto del “Vogliamoci bene”. Le storie e le esistenze non sono mai paragonabili o sovrapponibili. Ci sono cattivi e buoni padri, figli devoti o strafottenti, amanti distratti o premurosi, professionisti ineccepibili o incapaci. Non intendo indagare sulle reciproche condotte di vita. Non credo di rappresentare un esempio di moralità, né tantomeno immagino di poter costituire un esempio. Se mi permetto di “assimilarmi” ai comuni disagi è perché ogni tanto è utile spogliarsi di molte formalità inutili. “Sono uno di voi” perché non sono escluso dalle fatiche quotidiane. Come molti di voi vivo i giorni in cui è necessario scegliere tra una spesa alimentare e un quarto di pieno di benzina. Devo declinare propositi, rinunciare a vacanze, ingegnarmi a far bastare quello che c’è. Come per molti di voi mi è fondamentale la misura dei miei gesti quotidiani, la frustrazione di dover calcolare lì dove avrei lo slancio di condividere. A quarantacinque anni non conosco l’odore di un’auto nuova; non ricordo, in tempi recenti, una vacanza che sia durata più di sei giorni. Ho rateizzato pagamenti fiscali, pagato in ritardo bollette, disatteso promesse, scordato di annaffiare piante. Qualche volta ho anche temuto di non essere all’altezza delle attese. Ancora oggi non mi è chiara la mia natura profonda, quale strada dovrebbero seguire i miei ipotetici (e misteriosi) talenti. Avendo fatto della sera (e di buone porzioni della notte) uno dei momenti più esclusivi della mia giornata, mi sono trovato spesso a coltivare angosce, circondato dal silenzio circostante fatto di esistenze più regolari e “sane” della mia. Ho scelto di vivere tra le colline per potermi garantire una vita più parsimoniosa ed essenziale, pur circondandomi degli oggetti e dei piaceri che assecondano le mie passioni conosciute. In tutto questo, sia ben chiaro, non dipingo un quadro alla De Amicis. Ho vissuto bene e ho buoni motivi per considerarmi fortunato. Quello che oggi porto con me è il frutto di quanto ho seminato. Tanto ho offerto e tanto ho ricevuto. Al di là della cifra di un ipotetico bilancio provvisorio, non ho nemici cui attribuire dei traguardi mancati.

Quando mi permetto di affermare “Sono uno di voi” intendo chiarire che conosco il valore di un chilo di pane, il disagio per mille rinunce, la sensazione di perdere terreno rispetto alle possibilità immaginate, la paura di non poter più onorare il costo della libertà e dell’onorabilità. So, ad esempio, come un uomo possa incontrare la tenerezza di immaginarsi ancora bambino indifeso quando avverte l’impotenza di non saper come fronteggiare l’imprevisto. E sono consapevole di sentirmi un imbecille quando mi capita di incrociare la disperazione nera della fame, della malattia, della deriva irrimediabile. È lì che misuro l’ingratitudine per quanto mi è concesso e non so farmi bastare. Questo non mi impedisce, come probabilmente capita anche a voi, di ripiombare nella routine di certi maledettissimi timori quotidiani. Quelle piccole, tremende insoddisfazioni che si riproducono come conigli nella mente ottusa delle abitudini moleste. E domani, come per molti di voi, vincerà il fastidio di una nuova spesa da offrontare, a scapito della spensieratezza con cui avrei potuto assecondare il desiderio di farmi accarezzare da un prato intiepidito da questo anomalo ottobre. Io che partorisco propositi in una campagna che aspetta solo di essere odorata e celebrata, mi affliggo come voi a macinare rancori e smorfie come se non mi fosse concesso di dire davvero “no” e cominciare, stalvolta davvero, a riconciliarmi con quell’autenticità che si è assopita tra i fumi tossici della mia indolenza. Ho scelto di dirvi tutto questo anche perché mi sono stancato di essere scambiato per un privilegiato. E quando, nelle mie rarissime “frequentazioni” di eventi culturali vengo omaggiato con una sorta di rispetto formale, devo controllare l’istinto all’irriverenza più scomposta e irridente. Quella per cui mi sentireste davvero “uno di voi”.

 c37dc19a7e5d9f0d200251af9d2db309_XLCon la stessa franchezza vi illustro la situazione de La Nuova Tribuna Letteraria. Quest’anno le quote degli abbonamenti non hanno coperto i costi che ne hanno permesso la pubblicazione. Tenuto conto, come frequentemente ricordo, che nessuno qui è stipendiato o percepisce alcun rimborso per le spese personali, non posso esentarmi dall’informarvi che, per ripianare le perdite, ho dovuto ricorrere ai miei (molto esigui) risparmi. Nel 2015 non me lo potrò concedere. Come tutti voi ho delle spese mensili imprescindibili. Assieme a Stefano Valentini e ai fedeli collaboratori ho accettato di fornire questo “servizio” senza preoccuparmi di operare “gratuitamente”. Ho serenamente sacrificato una quota significativa del mio tempo. Mi sono attivato nella convinzione di poter offrire uno spazio prezioso per appassionati, scrittori, poeti, piccoli editori, circoli culturali, associazioni. L’ho fatto certamente in nome di mio padre che ha fondato questa rivista con serietà e ammirevole dedizione. Ma, davvero, non posso correre il rischio di “mettermi nei guai” e compromettere la serenità che cerco di meritarmi.

Nel 2015 la rivista entrerà nel suo venticinquesimo anno di vita e, in accordo con il generoso Stefano, si è deciso di insistere e confermare l’impegno che condividiamo da un bel po’. Con la stessa confidenza con cui mi concedo le mie personali riflessioni, vi chiedo di essere solidali con il nostro sforzo. Abbiamo perso per strada un buon numero di approfittatori, di lettori unicamente legati all’autocelebrazione. Altri sono rimasti fedeli “complici” della nostra testarda determinazione. Una quota dei lettori ha inteso lo spirito di questa rivista che “resiste” alle lusinghe dei “favori” per abbracciare l’onesta volontà di informare, incuriosire, divulgare, sostenere ed invitare a leggere. Questo è uno spazio “democratico”, aperto a tutti, attento a sostenere la logica del “merito”. Possiamo incorrere in errori, sbagliare valutazioni, disattendere aspettative. Ma sempre con la buona fede di chi è disponibile ad aggiustare il tiro, a rivalutare, a rimediare. I propositi per il venticinquesimo anno sono di arricchire i contenuti, integrare le collaborazioni, sostenere le iniziative culturali più meritevoli e mettere in rete (finalmente sta arrivando, la colpa del ritardo è tutta mia!) il sito che abbiamo realizzato per integrare la versione cartacea di preziose informazioni. Quello che chiediamo a voi è di non abbandonarci.

Al di là degli attestati di stima, l’unico modo tangibile ed utile per sostenere NTL è l’abbonamento. Abbiamo alzato la quota dell’abbonamento ordinario a 45 euro. Credetemi, io ho il senso del valore di questa cifra; potrei farvi un elenco dettagliato dei generi di prima necessità che si possono acquistare con questo importo. Di questi tempi la prudenza è d’obbligo, lo so. Ma è il minimo che ci consenta di fronteggiare le spese di base (i costi crescevano anche quando mantenevamo fede al proposito di non aumentare la quota dei 40 euro). Il patto che vi propongo di stringere è semplice. Noi moltiplichiamo i nostri sforzi, garantiamo qualità puntualità, novità editoriali, un sito internet ricco ed aggiornato e l’attenzione puntuale verso le iniziative che ci segnalerete. Voi ci sostenete con l’abbonamento e cercate di coinvolgere qualcuno vicino a voi che possa entrare a fare parte di questa “famiglia” culturale. La formula amico consente, attraverso il sostegno di un abbonato che abbia rinnovato, ad una persona che non si sia mai abbonata di ricevere i quattro numeri di NTL per la cifra di 30 euro. Il modo migliore per potenziare il numero dei nostri lettori sta in quest’impegno di chi già ci sostiene. Chi conosce l’anima di questa rivista è il testimonial ideale per raccogliere l’attenzione di chi non ci conosce. Non si tratta di una catena di Sant’Antonio. Regalare o regalarsi la lettura è un gesto bellissimo; non rientra nelle logiche ciniche del commercio per cui alla spesa corrisponde una pretesa materiale. È la gioia di arricchirsi di puro spirito, di alimentare interessi, di isolarsi dalla brutalità del dare per avere. Tutti i nuovi abbonati riceveranno un libro in omaggio.

Va considerato che Venilia Editrice (di cui sono titolare) e Valentina Editrice (di cui è titolare Stefano Valentini) costituiscono un supporto ideale per chi voglia pubblicare un proprio libro garantendosi una veste grafica curata e una seria opera di divulgazione. Sia chiaro che tutte le iniziative editoriali ci vedono sempre in strettissima collaborazione non c’è alcun genere di concorrenza. Oltre alla passione ci accomuna l’attenzione per la realizzazione di pubblicazioni (pur ottimamente curate graficamente) con costi contenuti, accessibili a tutti. Il destino ha voluto (purtroppo) che la venalità sia una caratteristica assente nel nostro patrimonio genetico. Mi permetto, in proposito, di sottolineare che tutte le volte che qualche lettore ci ha segnalato una reale difficoltà economica non abbiamo esitato a fargli pervenire gratuitamente la rivista. Con la stessa disponibilità abbiamo provveduto a inviare NTL a scuole, centri ed associazioni che potevano permettersi solo spese essenziali. Ci piacerebbe che tale sensibilità fosse ricambiata e che qualche animo nobile provvedesse a farsi carico dell’abbonamento per quei centri che possono utilizzare la rivista come strumento di approfondimento e ricerca.

Oggi mi appello ai lettori con una schiettezza senza pudori. Non posso rinunciare a questa chiarezza e voglio confidare nel vostro sostegno. Così che ci si possa arricchire non di denaro, ma, per dirla alla Gaber, di partecipazione.

Natale, uno tra voi

nat sorriso

 

 

 

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