Sonia Giovannetti

 

Tempo vuoto – Poesie

 

Raramente esprimo pubblicamente giudizi critici sulla poesia. Un po’ come quando, uscendo dal cinema, evito di definire le sensazioni che ancora cercano una collocazione dentro di me. Non so se si tratti di una forma di “riguardo” verso il mondo emotivo altrui. Qualcuno ha scritto che la critica è un insufficiente commento alla poesia e la poesia un insufficiente commento alla vita. Ma, per una volta, mi voglio concedere un ingresso nel mondo “intimo” di qualcuno. In punta di piedi. Con l’accortezza di procedere con tutte le attenzioni del caso. Lo faccio per Tempo vuoto, raccolta di poesie di Sonia Giovannetti con il quale ha vinto il posto d’onore al Premio Scriveredonna 2012 delle Edizioni Tracce. Solitamente a questo punto si elencano note biografiche e pubblicazioni precedenti. Lascio a voi scoprirlo ed “entro” subito nella fragranza di questo volume. Innanzitutto per premiare l’autenticità del gesto poetico. Intendo l’atto più semplice, quello per cui ci si pone di fronte al reale per viaggiare con la mente e con le parole, senza avere alcuna remora, alcun pudore. È l’umiltà di farsi piccoli, fragili e leggeri, ma anche la ferma certezza di essere figli delle proprie emozioni. Sonia Giovannetti chiarisce subito cos’è il suo tempo vuoto. È l’angolo silenzioso da cui tutto si genera. È un giaciglio privilegiato da cui vedere, ascoltare, lasciare fluire. E, come nella migliore forma di meditazione, non c’è paura di porsi davanti al dolore o di avvertire la lacerazione che i contrasti sanno produrre. C’è la fede assoluta in un’innata capacità di lasciare che ogni conflitto si dipani e si sciolga in rivelazione vitale. “Amo questo tempo vuoto / pieno di un nulla affollato di cose” scrive Sonia Giovannetti, ponendosi davanti a quel mare che magicamente sa evocare grandezze sconfinate e, contemporaneamente, sintetizzarle in una pura linea di orizzonte. C’è voglia di verità, ma anche l’attesa paziente, necessaria per sfiorarla. Non c’è timore per le nebbie che ottenebrano la luce. “Non mi piace l’aria nebbiosa / …/ Amo l’aria tersa”. Ma il gioco di contrari esiste e l’orizzonte è uno spazio indefinito. Solo l’amore e la libertà di concedersi la suggestione di uno sguardo totale possono fondere l’apparente chiasso del vuoto. Soltanto la poesia può mescolare l’infinita gamma dei colori e, come un magico setaccio, consegnare la pura essenza, la sintesi di tutto. Per questo il volume è un atto di fede verso il potere della parola e del verso. È la voce dell’universo che si definisce attraverso il mare, la memoria, il sogno, la musica, la solitudine. Ma è una rivelazione che si impone percorrendo luoghi bui, sconnessi e scomodi. Come il vuoto è il luogo in cui tutto sembra sospeso, così la contemplazione è il momento in cui tutto è possibile. Galleggiano memorie, sensazioni, solitudini, assenze, musiche e presenze. Anche quando tutto appare confuso ed insostenibile, la quiete arriverà con la fragranza dell’incanto. Tutto apparirà chiaro, straordinariamente armonioso, come il potere della poesia. La stessa poesia che sa fare di questo vuoto la culla del proprio sguardo segreto. Ed io, Sonia, con queste mie “inutili parole”, abbraccio te come se stringessi il nostro comune desiderio di mischiarci alla sabbia del mare. Nel silenzio di un tempo vuoto, necessario per entrambi.

Natale Luzzagni

 

Sonia Giovannetti – Tempo vuoto – Edizioni Tracce, Pescara, 2013

 

 

 

Le ali della notte – Appunti di una settimana

 

Spesso gli autori che passano dallo poesia alla narrativa si “portano dietro”, con estrema naturalezza, la capacità di una scrittura “emotiva”. Un gesto istintivo, necessario, che per altri è più faticoso costruire. Le ali della notte è un diario, ricco di riflessioni, racconti, memorie, poesie e citazioni. È un “atto liberatorio”, la possibilità “vitale” di prendersi del tempo per sé. “Scrivere mi porta dove non c’è niente” precisa l’autrice in questo percorso zen in cui la scrittura “assorbe tutto”. È contemporaneamente memoria, emozione e desiderio di assenza. “Le parole che escono dalla mia mente somigliano a monete cadute da scrigni nascosti”. Il tempo per sé è un momento in cui tutto è possibile. Appena viene aperta la scatola su cui poggia una sensazione istintiva, se ne sprigionano altre, impreviste, sottaciute, covate, durevoli. La necessità che sottende questo atto di libertà fondamentale ha la forma di una esigenza comune: sottrarsi ai doveri, all’abitudine, ai bisogni indotti e abbandonarsi al mare, al suo invito a “non essere”. Non vuol dire essere assenti, anzi. Significa essere totalmente presenti, aderire all’intimità della propria natura. Per quanto possa apparire faticoso e sconveniente, la liberazione richiede di sapere andarsene, volare via, assentarsi, non voltarsi. Il racconto richiede la memoria, un percorso nel passato, una passeggiata necessaria nel vissuto. Ma ogni sosta su ciò che è stato è solo un sano pretesto per “lasciarsi tutto alle spalle” e ricominciare a vivere. Questo è il valore di un diario: annotare, ma per ricordare che ci sono nuove stagioni da vivere, occasioni immancabili per sorprendersi e gustarsi l’incanto. Il diario di Sonia è uno luogo di libertà concesso per una sola settimana. È un pretesto per centellinare e sorseggiare il proprio mondo emotivo senza condizioni e senza frenesie. Trovano spazio personaggi, scene familiari, luoghi, momenti indimenticabili, dialoghi e tramonti viola che sembrano togliere il respiro. Galleggiano sulle acque di una malinconia cosciente. Ma non sono più un ostacolo, un’ossessione, la scusa per una rinuncia. Sono presenze che aprono a sensazioni nuove. “Come si vivrebbe se pensassimo che il nostro tempo prima o poi finisce?” si chiede l’autrice suggerendo già una risposta inequivocabile. Si avrebbe il coraggio di prendere treni al volo, di licenziare il distacco con l’ironia, di abbandonare i fraintendimenti per una voce senza indugi. E, soprattutto, c’è un maledetto bisogno di aspettare la pioggia e la malinconia per cavalcarle d’istinto e farsi condurre al mare. Questa sorta di “licenza” settimanale è il pretesto per ricordare a se stessi la necessità di non rinunciare alla libertà grazie alla quale sappiamo riconciliarci con il gusto per l’immediato. È il tempo speso cogliendo il senso del transitorio rispetto all’essenziale. È un momento in cui, come suggeriva Sandro Penna, sappiamo convivere con il mare che urla dentro di noi mentre tutto appare calmo. “Le persone sono belle quando ti attraversano con i loro silenzi”. Hai ragione, Sonia. Ed io, adesso, taccio incantato.

Natale Luzzagni

 

Sonia Giovannetti – Le ali della notte – Appunti di una settimana – Armando Curcio Editore, Roma, 2013

 

 

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