STELLE CADENTI

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Si è sempre in dubbio, di fronte ad una raccolta composta interamente di haiku, su quale sia il modo giusto di affrontarla. Come un insieme, cercando possibili rapporti tra i versi e tra le poesie? Oppure, al contrario, come sequenza di squarci assolutamente unici? Propenderemmo per la seconda via, poiché esattamente questo è lo spirito dell’ormai celebre, anche in Occidente, genere giapponese: l’istante che si fa assoluto, l’attimo dove l’infinito si concentra e si azzera. Sicché il titolo scelto da Maddalena Maffei appare suggestivo e appropriato: non sappiamo se l’haiku, dopo la sua apparizione improvvisa nella volta celeste dell’anima, si estingua davvero come una meteora, ma certamente lo squarcio prodotto sulla tela del cielo non è lontano dall’idea della folgore che, sotto altre vesti e altri nomi, è uno dei fondamenti dello zen. Ci soccorre ulteriormente l’approccio “astronomico” suggerito da una delle poesie (“Oltre le luci / svela le sue gemme / la Via Lattea”) e, soprattutto, la bellissima immagine di Graziano Ventre che, realizzata attraverso un Osservatorio, costituisce la copertina: a tale scienza infatti appartiene il concetto di “singolarità”, ovvero di evento-situazione nel quale vengono meno le abituali leggi della fisica. Occorre insomma abbandonarsi semplicemente all’assoluto della bellezza, che nell’haiku è tanto più grande quanto più vi sono fusi contemplazione e meditazione, mistero e svelamento.
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Nel libro, a rigore, del genere c’è ora pienamente lo spirito, ora soprattutto la forma: ma è questo, appunto, l’approccio occidentale, legittimato da numerose esperienze anche di prim’ordine. Per cui ad haiku che, a nostro parere, non sfigurerebbero accanto a quelli dei maggiori maestri orientali, se ne intrecciano altri più liberi concettualmente, ma non per questo meno intriganti. Scrive Maria Vittoria Scaramuzza nella prefazione: «Maddalena percorre tutte le possibilità del dare/dire di una grandiosa personalità emotiva che vede con gli occhi del sentire e descrive con la sapienza dell’empatia. (…) Di questo obbligarci a vedere, e sentire con lei, sono profondamente grata. (…) C’è talmente tanto perfetto sfolgorio, in queste piccole essenze, che non resta che lasciarsi prendere dalla fascinazione». Le “stelle cadenti” di Maddalena trovano origine in lacerti della memoria (“Stelle cadenti / mia mamma una sera / a cena con noi”, “Stelle cadenti / la carezza di papà / sulla mia testa”, “Primo amore / stanotte finalmente / t’ho sognato”), nella natura presente e viva con cui si immedesima e armonizza (“Bella famiglia / d’erbe e d’animali / io mi struggo”, “Mare di piombo / s’indora al tramonto / per alchimia”, “Gioca a yo-yo / strappa pezzi di frutto / merlo sul fico”, “Tardo meriggio / avvampano i rami / d’arancio rosso”), in suggestioni maliziose d’eros (“Nel vasto letto / annusavi dov’ero / per divorarmi”), in presenze umane impegnate in contesti peculiari (“Per Ognissanti / spolverano tombe / si danno voce”, “Strenua fatica / gli argini svelano / di scarriolanti”, “Santo Patrono / fuochi artificiali / tombola e banda”), in intuizioni personali gustose e geniali (“Io sono falco / e piccione insieme / volo mortale”, “Ricordo bene / avevano un nome / anche le vacche”, “Una zia a pois / fortunato chi ce l’ha / veste di voile”, “Si ritrovano / simili con simili / come nell’Arca”). Lo sguardo e la sensibilità di Maddalena Maffei possono essere riassunte, probabilmente, in due componimenti presenti del libro: “Falco si libra / in silenzio il campo / scruta dall’alto” e, con altra prospettiva, “A volte colgo / con la coda dell’occhio / un rapido guizzo”, i quali, unitamente a quello “astronomico” già citato, costituiscono il triplice orizzonte spaziale tra vicino, lontano e lontanissimo, tre “gradazioni dello sguardo” attraversate dalla luce di una stella che, cadendo, illumina l’anima.
Stefano Valentini
(da La Nuova Tribuna Letteraria, n°115)

 

Maddalena Maffei

STELLE CADENTI

VENILIA EDITRICE, Lozzo Atestino (Padova), 2014

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