PERSONAGGI – Cecilia Meireles
CECILIA MEIRELES
Anima lieve della poesia brasiliana
Cecília Meireles de Carvalho Benevides è una delle voci più autorevoli ed ascoltate della poesia brasiliana di tutti i tempi. Carioca, nata nel 1901, unica superstite di quattro figli, perse entrambi i genitori in tenerissima età. Venne educata dalla nonna che, fin dall’infanzia, la incoraggiò a scrivere poesie per mitigare la tristezza di essere rimasta orfana. La piccola Cecília crebbe con la convinzione che la morte fosse una presenza costante e amica nella sua vita. A diciotto anni, appena conseguito il diploma magistrale, diede alle stampe il suo primo libro di poesie Espectro. Si avvicinò al gruppo Festa di ispirazione neo-simbolista, attivo a Rio de Janeiro negli anni Venti. Aderì con entusiasmo alla corrente spiritualista da cui però presto si allontanò pur conservando nella sua produzione poetica, isolata nel panorama culturale brasiliano dell’epoca, intimismo e introspezione psicologica.
Come metodo letterario, Cecília Meireles si prefisse di esplorare il mondo in cui si era ritrovata, suo malgrado, sola. Lo sentiva effimero, transitorio, sottoposto all’azione implacabile del tempo che diventa tiranno e incontrastato protagonista dell’umana esistenza. Le sue liriche, ricche di musicalità e di brillanti iterazioni come in Romolo rema o in O questo o quello, presentano un’abile tecnica costruttiva e una straordinaria libertà ritmico-formale, testimone dell’evoluzione della letteratura brasiliana dell’inizio del Novecento. Sono permeate da una visione onirica, fantastica che svela la condizione di solitudine con cui ognuno di noi, privato degli affetti più cari, deve confrontarsi. La saudade lusitana oltrepassa il confine della nostalgia, dei lutti familiari per divenire raggio di sole, onda azzurra, cielo limpido. A chi l’intervistava, la poetessa diceva: “Queste e altre morti occorse nella mia famiglia causarono molti contrattempi materiali, ma, allo stesso tempo, mi diedero, fin da piccola, una tale intimità con la Morte che dolcemente ho appreso a conoscere la relazione tra l’Effimero e l’Eterno… La coscienza o il sentimento che tutto è transitorio è la base stessa della mia personalità”. Contemporaneamente ella stessa scrisse: Credo che tutti soffrano se sono poeti, perché infine si sente il grido e la poesia è già grido (con tutta la sua forza), ma trasfigurato. Cecília Meireles tracciò un percorso poetico preciso che evidenzia non solo la libertà assoluta del verso, ma anche la padronanza della metrica tradizionale, la grande conoscenza della poesia portoghese classica, parnassiana e simbolista. Aspirando a raggiungere la perfezione stilistica, non cedette alla tentazione surrealista. In Mar absoluto e Retrato natural, da cui sono tratte le liriche da me tradotte e proposte, Cecília Meireles è memore del folklore brasiliano, crogiolo di tradizioni portoghesi, africane e amazzoniche. Porta alle estreme conseguenze l’invenzione della poesia come sentimento trasformato in immagine, come grido trasfigurato. Vi dominano la ricchezza del lessico, la volontà interiore di abbandonarsi alla saudade amara di una esistenza che si disperde nell’oceano Atlantico, lo stesso della tradizione portoghese, simbolo antico e moderno di autosufficienza ed emancipazione della poesia brasiliana.
BEIRA-MAR
Sou moradora das areias,
de altas espumas: os navios
passam pelas minhas janelas
como o sangue nas minhas veias,
como os peixinhos nos rios…
Não têm velas e têm velas;
e o mar têm e nao têm sereias;
e eu navego e estou parada,
vejo mundos e estou cega,
porque isto è mal di família,
ser de areia, de água, de ilha…
E até sem barco navega
quem para o mar foi fadada.
Deus te proteja, Cecília,
que tudo é mar e – mais nada.
DI FRONTE AL MARE
Vivo nelle sabbie
in alte spume: le navi
attraversano le mie finestre
come il sangue le mie vene,
come i pesciolini i fiumi…
Non hanno vele e hanno vele;
e il mare ha e non ha sirene;
e io navigo e sto ferma,
vedo mondi e sono cieca,
perché questo è il mal di famiglia,
essere di sabbia, di acqua e di isola…
E anche senza barca naviga
chi è stata predestinata al mare.
Dio ti protegga, Cecília,
che tutto è mare e – null’altro.
TRASFORMAÇÕES
Sobre 0 leito frio,
sou folba tombada
num sereno rio.
Folha sou de un galho
onde una cigarra,
nutrida de orvalho,
rasgou sua vida em mùsica -ao vento-
desaparecida…
Sobre 0 leito frio
sou folha e pertenço
a um profundo rio.
(Pela noite afora,
vão virando sonho músicas de outrora … )
TRASFORMAZIONI
Sul letto freddo,
sono foglia caduta
in un fiume sereno.
Sono foglia di un ramo
dove una cicala nutrita di rugiada
ha lacerato la sua vita
in musica –al vento-
scomparsa…
Sul letto freddo,
sono foglia e appartengo
a un fiume profondo.
(Fuori nella notte,
musiche di un tempo
si tramutano in sogno…)
INSCRIÇÃO
Sou entre flor e nuvem,
estrela e mar.
Por que havemos de ser unicamente umanos,
limitados em chorar?
Não encontro caminhos
fáceis de andar.
Meu rosto vário desorienta as firmes pedras
que não sabem de água e de ar.
E por isso levito.
È bom deixar
um pouco de ternura e encanto indiferente
de herança, em cada lugar.
Rastro de flor e estrela,
nuvem e mar.
Meu destino é mais longe e meu passo mais rápido:
a sombra é que vai devagar.
ISCRIZIONE
Esisto tra fiore e nuvola,
stella e mare.
Perché dobbiamo essere unicamente umani
condannati a piangere?
Non trovo strade
facili da percorrere.
Il mio volto diverso disorienta le pietre dure
che non sanno d’ acqua e d’ aria.
E per questo levito.
È bello lasciare un po’ di tenerezza e d’incanto indifferente
d’eredità, in ogni luogo.
Traccia di fiore e di stella,
nuvola e mare.
Il mio destino è più lontano, il mio passo più rapido;
è l’ombra che cammina lenta.
Ornella Fiorentini (La Nuova Tribuna Letteraria n° 114)


















