La Poesia del 2024: le finaliste

La Poesia del 2024: le finaliste

La Giuria composta da collaboratori della rivista e coordinata da Stefano Valentini, esaminati in forma anonima i componimenti pervenuti nei termini stabiliti dal bando riservato agli abbonati, ha designato le dieci poesie finaliste, elencate seguendo l’ordine alfabetico degli autori:

Brivido di Claudio Carbone (Formia, Lt), Facciamo ritorno al cuore di Vincenzo Caruso (Tremestieri Etneo, Ct), Le nuvole sopra il granaio… di Roberto Casati (Vigevano, Pv), Non si scappa dalle vespe di Stefano Colli (Grosseto), Ultima notte d’estate di Carmelo De Marco (Messina), Cappella degli Scrovegni di Marina Enrichi (Padova), Monferrato di Grazia Fassio Surace (Moncalieri, To), Ancora primavera di Mirco Invernali (Monza, Mb), Il prato verde di Francesco Maria Mosconi (Ivrea, To), Il silenzio dell’acqua di Vito Sorrenti (Sesto San Giovanni, Mi).

La Giuria ha deliberato inoltre di segnalare le poesie di Giovanni Barison (Varallo Pombia, No), Maria Gabriella D’Armi (Civitella Casanova, Pe), Cristina Gaiani (Villanova di Camposampiero, Padova), Giacomo Giannone (Torino), Giuseppina Mazzocato (Crocetta del Montello, Tv), Domenico Novaresio (Carmagnola, To), Antonio Rossi (Berchidda, Ss), Ferruccio Zanin (Treviso). I testi segnalati saranno pubblicati su questa rivista a partire dal prossimo numero.

Le poesie finaliste che pubblichiamo di seguito (l’ordine alfabetico è modificato esclusivamente per ragioni di impaginazione grafica), come da regolamento, vengono ora sottoposte al giudizio dei lettori i quali dovranno esprimere la loro preferenza entro il 31 dicembre 2024 attraverso l’apposita scheda allegata alla rivista o inviando un messaggio (oggetto “Voto poesia 2024”) all’indirizzo email nuovatribuna@yahoo.it. Si ringraziano fin d’ora i lettori che avranno la sensibilità di partecipare alla consultazione.


BRIVIDO

Dammi la serenità degli elementi

quando si combinano in allegria

senza nulla pretendere dammi figlio

l’audacia dei frammenti

che si ricompongono dopo un cataclisma

Fammi avere la fluidità dell’acqua

attraverso i ricordi in piena

sopra gli ostacoli della crescita

Prenditi l’eredità delle tradizioni

custodiscile ad evitare il caos

come l’abbraccio di alba e tramonto

dopo l’incertezza del giorno

Lascia agli occulti desideri

il muto evolversi della scena

allorché tenore e soprano

irrompono nell’arsura dei sensi

a regalarti un brivido.

Claudio Carbone   Formia (Lt)


FACCIAMO RITORNO AL CUORE

Facciamo ritorno al cuore

     se abbiamo smarrito la via

     e il senso della vita.

Facciamo ritorno al cuore

     che oblia il male ricevuto e perdona,

     che guarda all’oltre dell’oggi

e delle fragilità dell’uomo,

     che ha compassione delle comuni ferite e dolori,

     che ama sempre, custode d’una scintilla di luce

     che, a volte seppur fioca, rimane sempre accesa.

Facciamo ritorno al cuore,

quando sembrano mancare speranza e sogni,

per ripartire, come in nuova vita

e ri-esistere.

Vincenzo Caruso   Tremestieri Etneo (Ct)


LE NUVOLE SOPRA IL GRANAIO…

Le nuvole sopra il granaio

raccoglievano i tuoi passi stanchi

il campo di spine e neve

nell’ultimo fuoco, nel fumo

di numeri carne ed ossa,

raccontava il dolore inutile dell’altalena.

Nessun bimbo a dondolarsi

a coccolare sogni sui capelli rasati.

Non c’erano ancora farfalle

ma nel taciuto avamposto della cenere

si sentiva il profumo del mare

e scivolava stanca la promessa

un viaggio con la tua sposa

cercando asilo per nuove parole.

Roberto Casati   Vigevano (Pv)


NON SI SCAPPA DALLE VESPE

Non si scappa dalle vespe

me lo dici con quella risata

così radiosa da far invidia al firmamento.

Io ti guardo e ammutolisco

stregato dalla tua bellezza

ogni parola sarebbe superflua

per questo sono figlie dei poeti

così inutili in questo gran mercato

dove tutto va esposto in vetrina

con il cartellino bene in vista.

La vespa si posa sul bicchiere

ne saggia il bordo ma io non ci bado

mi basta abbeverarmi alla tua bocca

da cui escono parole misurate

alla tua pelle chiara che pare avorio

alle tue mani delicate che donano grazia

a me che cado verso il crepuscolo

verso la notte. La vespa

è volata via, lontana

e io mi riprendo il bicchiere

come a volermi aggrappare al ricordo

di questo momento, prima

che si eclissi, anch’esso, nel bagliore

di un mattino d’estate.

  Stefano Colli   Grosseto


ULTIMA NOTTE D’ESTATE

Nudi sulla battigia

ubriachiamo i corpi

di acqua salmastra.

La luna piena poggia

i suoi raggi d’argento

sulle forme dei sessi,

ci spoglia dell’ombra

che li nasconde bagnati

alla spuma del mare nero.

La risacca ignora

le buone maniere,

ritira il suo lenzuolo

e la luna illumina

un unico corpo,

le labbra incollate,

il respiro del piacere.

Carmelo De Marco   Messina


CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

Una Oooh di stupore sul viso

come il cerchio perfetto

così leggendario

che un giorno tracciasti.

E la storia di Dio

che si fa storia umana

ci conquista improvvisa

al vederla.

Troppi anni di vita

chiederebbe il racconto

che tu, Giotto, dispieghi

su pareti affrescate

al Divino

che in ognuno di noi

nel profondo dimora.

Ho negli occhi l’incontro alla porta dell’Oro

dei due Coniugi Santi

il castissimo bacio dell’amore sponsale.

Ho negli occhi la roccia che precipita al suolo

dove il Cristo deposto viene accolto

e da mani e da braccia protese

dal dolore straziate.

Nell’azzurro sovrano impazziscono gli angeli.

Terra al cielo si fonde

nel compianto al Messia.

Ma soltanto l’umano percorso è concluso

“Ora tutto è compiuto” disse il Figlio dell’Uomo.

Ma i colori di Giotto danno gloria e splendore

al Risorto Signore.

E tu piccola chiesa,

famosissima al mondo

che Scrovegni ti chiama,

puoi riprendere ancora

Il tuo titolo antico

alla “Carità Santa di Maria” dedicata.

Marina Enrichi   Padova


MONFERRATO

Le mie colline hanno dolci fattezze

morbide pezze di terra a vigne

pioppi degradanti sul torrente

prati e stagni ove andavamo

zingare fanciulle a litigare

con altrettanti monelli.

Le mie colline hanno fattorie

con piccole finestre

orlate di mattoni

aie calde di bambini

e nebbia chiara che dai prati sale

negli umidi mattini.

Le mie colline hanno cuore mente

memoria

rammentano i passi che per celia amore

lavoro o guerra le hanno calpestate

ricordano un uomo appeso

a tegole rosse tra spicchi di cielo

che salutava una vita.

Grazia Fassio Surace   Moncalieri (To)


ANCORA PRIMAVERA

Una notte chiara brilla sotto le arcate

come una galleggiante lama di falce liquida;

ha il profumo d’un fiore

di magnolia ubriacata dalla brezza,

ha una schiera di biocchi che corre dentro uno specchio

a portare il tepore dell’aria e ricordi.

Forse ve l’hanno detto: quando dalle sue grotte

esce fuori il vento, quando il ragazzo insonne

dentro il suo letto sente l’urlo della primavera

e le gemme del sangue rimescolato bruciano

dentro i suoi rami,

c’è un non so che nel cuore, come di linfa

dolce, un non so che di strano mentre s’accende il giorno.

Si ripetono i segni del tempo:

l’arrotino che dà la voce, le porte, il vino,

gli ombrelli,

le finestre aperte sulla strada; e gli orti, pare,

stendono un tappeto di verde chiaro,

le adolescenti scoppiano nelle vecchie magliette,

i materassi sono stesi al sole;

e tutto, tutto è una bandiera che sbatte sopra il carro

nuovo di primavera.

Il carro di primavera lo tirano cavalli

con fiocchi e sonagliere e ferri nuovi

e l’aria intorno ride per gli schiocchi

d’una frusta invisibile e profuma.

Di giorno in giorno il sole allunga la sua strada,

si drizza sopra i tetti:

le nubi che si sciolgono, senza più lacrime,

la luce chiusa da mesi dentro le lampade,

nelle case,

le rondini tornate, i tigli che spandono fiocchi,

il verde tenero del grano che non si può vedere

senza sperare,

tutto torna al mio cuore che batte

ancora una volta.

Mirco Invernali   Monza


IL PRATO VERDE

Quando il tramonto farà impallidire il cielo

ti porterò con me nel verde prato.

Gli eredi delle quattordici dinastie

come serpenti hanno mutato la pelle

ma la storia incide il loro lento cammino

fra resti di battaglie e tenebre d’inferno.

Quando la pioggia avrà posato lacrime sulle foglie

tu verrai con me nel verde prato.

Il pianto disperato del bimbo orfano

geme a memoria sulla tomba di Oscar Romero

mentre gli altri continuano il cammino di Cristo

varcando i confini verso la verità.

Allora io e te nel verde prato

vedremo il tramonto della luna

e la luce del sole sulle ali di un gabbiano.

Le foglie degli alberi danzeranno nell’aria

beffandosi delle menzogne di Jaime Abdul Guitierrez

innalzando l’urlo dal cuore della madre

perché giunga a risvegliare il Dio del pueblo.

Francesco Maria Mosconi   Ivrea (To)


IL SILENZIO DELL’ACQUA

Nei suoi occhi il silenzio dell’acqua

che non trova sbocchi per fluire al mare.

Nel suo cuore il tumulto della preda

assiduamente braccata da una belva feroce.

Nel suo fiato le note appassite

del mirto sfiorito e delle speranze deluse.

L’osservo, turbato, mentre sfoglia a ritroso

le foto sbiadite del suo paradiso perduto

e geme sotto il peso d’un amore mostruoso

che infuria imperioso sulla sua anima offesa

dalle promesse mancate, che non osa

denunciare gli abusi e le violenze subite

del suo feroce aguzzino,

e un uncino di pena mi uncina l’anima.

Vito Sorrenti   Sesto San Giovanni (Mi)

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